L’articolo che segue è stato ripescato dal secondo numero – mai pubblicato in Italia – di una rivista di matrice franco-americana dal nome “Liaisons”, il cui primo numero è stato pubblicato in Italia nell’agosto 2020 per i tipi di Agenzia X, con titolo “In nome del popolo”. Il primo numero trattava dei populismi, divenuti tanto alla moda nei giorni che corrono.

Questo articolo che potete leggere sotto invece risale al 2019, anno precedente la grande crisi del Covid, in cui le prospettive della costruzione di un movimento insurrezionale internazionale apparivano ancora sensate. Il tema del secondo numero della rivista erano gli “orizzonti spezzati”. Non c’è dubbio che, qualche tempo dopo la pubblicazione, anche l’orizzonte della rivista si sia spezzato definitivamente a causa dello scoppio di contraddizioni interne

Riproponiamo qui una riflessione sul ruolo dell’esperienza psichedelica nella costruzione di un movimento rivoluzionario destituente. Per quanto possa apparire lontano, siamo consci che si tratta di un’analisi compiuta solo pochi anni fa che rimane relativamente solida e di qualche interesse anche ai nostri giorni.

Orizzonti Lisergici

Sostanze psichedeliche, controcultura e rivoluzione nell’Italia degli anni ’70

Introduzione

“Lasciate che lo Stato si Disintegri”

– T. Leary

Questo numero di Liaisons é dedicato agli orizzonti minori.

In Greco antico, il verbo horizo significa “limitare, separare, dividere”. Per quanto riguarda il caso italiano,se si dovesse tenere fede a questa definizione, piuttosto che decretare la perdita di un orizzonte, sarebbe piu’ sensato definire il processo in corso da anni come un moltiplicarsi di tanti orizzonti: quindi, di tanti limiti, confini, separazioni. L’Italia appare come il regno della separazione, il suo orizzonte uno specchio in mille pezzi. Separazione razziale, di classe, dei corpi, delle menti. Separazione interna delle lotte. Separazione tra le bande di giovani, dei linguaggi, delle minoranze, delle forme di vita. In un certo senso, possiamo dire che in Italia esistono troppi orizzonti per poter, armonizzandoli, produrre un movimento rivoluzionario intimamente legato alle nostre condizioni di esistenza.

In Italia il fascismo ha di nuovo, pericolosamente e con una velocità disarmante, ripreso forza. La Sinistra borghese, nella quale galleggiano professori universitari, giornalisti, politici, studentelli, e taluni militanti dei centri sociali, attaccati alle poche certezze che poco a poco vengono loro strappate di mano, non riesce a contrastare questa avanzata, rinchiudendosi in un lamentoso buonismo, nell’ironia compiacente dei programmi TV o in un antifascismo identitario che si é finora rivelato perdente.

La situazione é disperata. Per usare le parole di qualcuno dei nostri compagni della “critica radicale” che hanno affrontato, anni addietro, battaglie tanto difficili quanto quelle di oggi: solo un movimento estatico che distrugga le barriere dell’Io puo’ dare il la a un effetto “a cascata” di carattere sovversivo che miri al disfacimento delle barriere tra teoria e prassi e al compimento della Gemeinwesen, la comunità umana totale. Ben lontano, dunque, dalla vulgata marxista che impone l’Unità (di Classe, di Partito) come condizione necessaria al risorgimento di un movimento rivoluzionario.

Da questo punto di vista la fantomatica ricerca di un Orizzonte perduto, questo Orizzonte che potrebbe assumere le sembianze di un programma, non ha senso; tantomeno in Italia, dove le varie “correnti” del “movimento” combattono tra loro da decenni per imporre la propria ideologia (il proprio orizzonte?) sulle altre componenti, incapaci di ascoltarsi. Anche per questo, forse, l’ultima cosa di rilevante che si é prodotta in Italia é stata l’esplosione di gioia rivoluzionaria manifestatasi in Val di Susa nell’ormai troppo lontano 2011. Non bisogna lamentare quindi la perdita di un orizzonte, come non bisogna lamentare l’incapacità di pensare una vittoria della quale, a patto che arrivi, non potremmo comunque calcolare la natura e la portata. Cio che bisogna lamentare é, invece, la separazione indotta dalla dimensione spettacolare del dover-essere, che porta i militanti di un movimento-zombie sull’orlo della crisi isterica a non rendersi conto che l’unica scelta rivoluzionaria possibile é smettere di imporre la propria sopravvivenza a sé e agli altri, decretando la fine della propria esistenza in quanto corpo separato dalla società e da se stesso. Ancora una volta, e oggi piu’ che mai, bisogna farla finita con il militantismo.

Cio che fa difetto al movimento rivoluzionario non é di certo la strutturazione interna, fine a se stessa, e la disciplina e la concorrenza gruppuscolari; quanto invece da ricercare invece é la possibilità di aprirsi a un altrove, entrando in risonanza con altre forme. La rivoluzione é un movimento a carattere estatico: l’atto poetico che l’accompagna esige la distruzione di ogni identità. Un movimento di fuoriuscita dal sé, di estasi, il piu’ possibile condivisa: cio’ che Giorgio Cesarano chiamava insurrezione erotica. Oggi come ieri, tale movimento di fuoriuscita da sé é stato praticato, in particolar modo tra i giovani, utilizzando differenti dispositivi, tra cui la “droga” costituisce un esempio importante. Ignorare questa realtà ci porterebbe a lasciare il fianco scoperto a ben altre nefaste contraddizioni, tra cui la decandenza nella quale periodicamente versa il movimento italiano in materia di uso (o di risposta all’uso) di sostanze psicotrope. E se ogni sostanza merita una sua propria teoria, proponiamo qui di esplorare quella che ha maggiormente influito sull’immaginario sovversivo negli anni Sessanta e Settanta e la cui potenza influenza ancora ogni orizzonte rivoluzionario: la dietilamide dell’acido lisergico, o LSD-25, lo psichedelico per eccellenza.

Tagliamo subito la testa al toro: secondo chi scrive, tornare a farne un uso consapevole, critico, e al contempo politico, é una conditio sine qua non per comprendere il modo di sviluppo di un Capitale che ha imparato da tempo ad utilizzare i dispositivi psichedelici di conoscenza e sussumerli a suo vantaggio (come dimostrano i biohackers microdosati della Silicon Valley). Negare la natura psichedelica del Capitale nella sua fase attuale peccherebbe di utopismo, sottolinearla con eccessivo vigore significherebbe darvi, al contrario, troppa importanza. Non bisogna rischiare di ripercorrere gli errori dei guru psichedelici del passato; come, ad esempio, Timothy Leary, che – a suo modo geniale – sbaglio’ nel riconoscere nella LSD una sostanza capace in sé di provocare una presa di coscienza che avrebbe dato avvio a un processo rivoluzionario irreversibile. Se sottostimiamo l’importanza di una teoria radicale che sfoci nella costante messa in discussione dei propri ruoli si rischia, come é successo a troppi compagni e compagne in passato, di perdersi, di rimanere soli ad affrontare il vuoto provocato dalla controrivoluzione, o di conformarsi alle stesse regole che si cercano di combattere: insomma, di essere sconfitti, come é stato sconfitto quel movimento che oggi definiamo controcultura.

Quando il desiderio di conservazione, dettato dalla paura di perdersi, ha prevalso sull’ironia, sul gioco, sulla “leggerezza” – che non é sinonimo di superficialità -, é stato in quel momento che il movement ha cominciato a perdere e a perdersi. In tutti i momenti rivoluzionari si nota una compresenza dei caratteri propri della controcultura – termine che non vogliamo si concepisca staccato dal divenire rivoluzionario – e della militanza piu’ impegnata e disciplinata. Se pensiamo ai gruppi americani di fine anni Sessanta come gli Up Against the Wall, Motherfuckers!/UAWM, un gruppo newyorkese che si definiva “una street gang con un’analisi”, oppure i Diggers di San Francisco, i quali abbracciavano un modello organizzativo estremamente efficace e al tempo stesso mettevano l’accento sull’importanza della poesia e del gesto esemplare (furono i Motherfuckers, una rete che contava svariate centinaia di aderenti in tutti gli USA, a tagliare le reti che circondavano il campo di concerti di Woodstock per permettere alla gente di entrare senza pagare). In Italia, pensiamo agli Indiani Metropolitani, o ai gruppi di giovani dell’Autonomia – le peripezie del gruppo di Thiene, tra rapine a mano armata e uso di sostanze psicotrope1, ne sono uno dei tanti esempi.

Le testimonianze dell’epoca dimostrano l’importanza innegabile che ricopre l’esperienza psichedelica nel processo di soggettivazione del proletariato giovanile. É dimostrato che il consumo di sostanze veniva considerato, all’epoca, un atto politico: atto di liberazione, ricerca del piacere, ricerca di sé, in un’ottica di sovversione nei confronti dell’ordine morale borghese.

Controcultura psichedelica.

Molti tra i giornali “alternativi” pubblicati tra la fine degli anni Sessanta e la seconda metà degli anni Settanta tendevano a giustificare l’uso di sostanze considerate leggere – hashish, marjiuana, e, cosa per noi impensabile oggi, LSD -, e condannare quelle pesanti come l’eroina, le amfetamine e la cocaina. Trattando il tema da un punto di vista costruttivo (senza condannare, quindi, ma tentando di comprendere il fenomeno – fino a farne uno slogan: “il potere nasce dall’erba e dal fucile”2) gli organi di stampa del movimento facevano eco ai temi cari alla controcultura americana beat e hippie. Durante e dopo la stagione delle lotte operaie e studentesche nel biennio 1968-1969, con l’inasprirsi del conflitto e l’inizio della strategia della tensione3, il tema droga, considerato appannaggio dell’area della controcultura (quindi dei “fricchettoni”) da parte dei militanti duri e puri, occupa sempre meno spazio nei giornali della sinistra extraparlamentare. Malgrado questo processo di indurimento della linea marxista-leninista, divenuta nel frattempo egemonica, alcune riviste e gruppi tengono duro e si specializzano nella controinformazione e nell’auto-supporto dell’uso di sostanze. Durante tutto l’arco del decennio 1970-1980, la droga, per i giovani proletari, non é solo un “drago”4 da combattere, ma diventa un vero e proprio tema di discussione. Tipica del movimento italiano fu la capacità di armonizzare il consumo di sostanze con la critica radicale e con l’azione diretta: assistiamo in questo periodo a fenomeni particolari, tra cui la nascita di centinaia di riviste capaci di smarcarsi dalla noiosa predica militante, fino ad arrivare al 1977, anno in cui si produsse una vera e propria esplosione creativa, lisergica e sovversiva, resa possibile da un esercito di quelli che P. Tripodi definisce nel suo Settesette “hippie violenti”5: giovani della stessa risma di quei “Freak Brothers” che avevano visto la luce nel 1968, con il fumetto di G. Shelton.

É impressionante notare la perizia scientifica con la quale gli autori del libro Ma l’amor mio non muore, uno dei testi sacri del movimento rivoluzionario italiano, pubblicato nel 1971 e subito censurato, si impegnarono a completare un glossario riguardo le droghe nel loro insieme; il glossario é corredato da una ricca bibliografia di articoli e libri sulle sostanze psichedeliche e da un Manuale pratico del viaggiatore inesperto, per aiutare i giovani all’uso della potente LSD-25. “Una tigre di carta coi denti magici”: ecco come gli autori (tra cui Marco Margnelli, poi fondatore della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, Joe Fallisi e Gianni Collu, autori insieme a Giorgio Cesarano di Cronaca di un ballo mascherato) definiscono la psichedelia. Ogni campo del sapere era mobilitato per stimolare l’accrescimento della conoscenza sull’acido lisergico: la bibliografia é infatti suddivisa per aree tematiche che vanno a coprire gli aspetti legali delle sostanze come gli aspetti medico-farmacologici; comprende articoli di antropologia e altri riguardanti le potenziali applicazioni terapeutiche.

Le prime riviste che trattarono di “droghe” in maniera libera, rivendicandone l’uso e il diritto all’informazione, furono i giornali Beat nati nella seconda metà degli anni Sessanta, tra cui Mondo Beat (1966), nato in uno scantinato milanese. A partire da quell’anno si moltiplicarono i fogli e i giornali che diventarono i principali mezzi di espressione della controcultura italiana6.

Nel numero unico di “Grido Beat”, pubblicato il 30 settembre 1967, vi é un articolo riguardo la proibizione delle sostanze:

“Ed é inevitabile arrivare a droghe ed allucinogeni, attorno ai quali, ancora una volta, i pregiudizi popolari tendono a creare una scatola di vuoto e di silenzio. I quotidiani conservatori […] scritti da rimbecilliti giornalisti in preda ai fumi dell’alcool (tempo fa tanto odiato da gente come loro…) e votati ad una quotidiana espressione di un calvario di reazione, ignoranza e follia, pubblicano servizi che riempiono le loro terze pagine e che tendono ad alimentare la sconcertante presa di posizione di masse acculturate e conservatrici, sempre convinte di essere arrivate al massimo grado di civiltà. Queste masse che pensano che ormai non ci sia piu nulla da scoprire, di fronte a tutto cio che é nuovo si attaccano alle spiegazioni piu assurde, nel tentativo di mascherare un’angosciosa paura. Una assoluta mancanza di preparazione porta inoltre questi arteriosclerotici reazionari a liquidare un problema con enorme confusioni tra le droghe stupefacenti e le droghe allucinogene.

Gli autori del testo toccano qui diversi punti fondamentali. Il primo é l’affermazione che la proibizione – e, di conseguenza, il consumo – di ogni sostanza psicotropa é un fatto politico. Il secondo é la distinzione tra sostanze “stupefacenti” e sostanze “allucinogene”: mentre le prime, tra cui si annoverano cocaina, morfina, eroina, sono considerate dannose per il corpo e per la mente, le seconde – principalmente LSD e marjiuana – possono essere usate come mezzi di espansione della coscienza in quanto veicolo di apertura alla comunità e all’altro. Il 1966 é anche l’anno in cui la LSD venne proibita negli USA dalla Drug Enforcement Administration, l’organo Statunitense preposto al controllo sulle sostanze psicotrope (la messa al bando della sostanza avverrà in Italia nel 1971). Come si esplicito’ storicamente il nesso tra il consumo di sostanze psichedeliche e lo sviluppo di movimenti di carattere sovversivo?

Il consumo di droghe era molto diffuso tra i militanti, esattamente come lo é adesso. La differenza principale tra ieri e oggi é che, all’epoca, i giornali di movimento esprimevano una problematizzazione dell’argomento in chiave politica – agganciando il consumo di sostanze all’ipotesi rivoluzionaria, creando in tal modo dei corto-circuiti etici, problematici per i borghesi, critici nei confronti del capitale. I giovani ricercavano uno stile di vita che potesse risultare in sé rivoluzionario.

Certo, non tutti i giornali di movimento condividevano la stessa analisi riguardo il consumo di sostanze. Ma, perlomeno, la questione “droga” era ampiamente dibattuta, se non imprescindibile. Nel contesto attuale, quando se ne parla, lo si fa perlopiu’ in maniera informale. Non se ne scrive e non se ne dibatte, né dal punto di vista di un potenziale utilizzo terapeutico, né dal punto di vista della sanità pubblica; tantomeno si considera la necessità di elaborare una posizione comune in merito alle politiche dei governi. L’ignoranza sull’argomento aumenta, mentre diminuiscono le possibilità di intercettare la massa enorme dei potenziali complici-consumatori. Perdiamo così l’occasione di vedere la pervasività della droga tra i giovani come un segno di un’ingovernabilità che può essere sviluppata contro il sistema.

Tale mancanza di attenzione colpisce a maggior ragione poiché, in Italia, ci troviamo a scontrarci con le posizioni fortemente proibizioniste del governo Salvini7. E qui conviene aprire una piccola parentesi.

Il governo parafascista italiano, infatti, sta combattendo da anni una battaglia contro la depenalizzazione e la legalizzazione delle sostanze considerate “stupefacenti”, seguendo una rotta diametralmente opposta rispetto alle decisioni prese dagli organismi sovranazionali8, aumentando le pene per i reati di possesso e vendita. Il governo, poco tempo fa, é arrivato al punto di dichiarare di voler mettere fuori legge la cannabis light e il CBD, due derivati della cannabis usati perlopiu’ a scopo terapeutico, data la loro bassa percentuale di principio attivo (THC). Tale rigurgito reazionario non ha certo impedito a Salvini di guadagnare ancora piu’ consenso, riportando un’altra vittoria durante le elezioni europee nel maggio 2019. La situazione politica italiana presenta enormi problemi, e spesso il “mito” degli anni Settanta costituisce un alibi per evitare il confronto con un compito storico piu che mai attuale. Ma, d’altra parte, lo studio del passato rimane uno dei mezzi piu validi per sviluppare una visione chiara delle cose, ritrovando chissà una linea dell’orizzonte comune.

La storia continua

I giornali Beat9 parlavano di droga, sesso, musica, di pace e amore in chiave fortemente politica. Il movimento Beat, come narrano Primo Moroni e Nanni Balestrini nel libro l’Orda d’Oro10, uno dei testi piu’ importanti riguardanti il lungo maggio italiano, costitui uno dei “padri” di quello che diventerà il movimento dell’Autonomia, fenomeno politico che, soprattutto nella sua fase “desiderante” del 197711, fu marcato da una grande creatività artistica ed esperienziale.

A partire dal 1968 il movimento italiano entra in una nuova fase: il Beat perde la sua spinta propulsiva, lascia il posto alle lotte degli studenti e ai grandi scioperi operai che culminarono con l’attuarsi della strategia della tensione e lo scoppio della bomba alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, nel 196912.

Il decennio successivo si apre con la pubblicazione di altri giornali, i cui contenuti tipici del movimento della controcultura – come già accennato: musica, sostanze psicoattive, sessualità tra gli altri – si mischiano con contenuti piu’ militanti, “duri”. Nel 1970 nascono giornali come “Paria”, di Lugano, “L’uccellino impiccato”, “VCF”, “UBU”, “Hit”, “Re Nudo”. Nel 1971 nascono “Il giornale sotterraneo”, “Puzz”, “Controcampo”, “Bleu”, “Controticino”, nonché il bollettino delle Brigate Rosse, definito dagli autori de Ma l’amor mio non muore come “l’unico giornale veramente underground pubblicato in Italia” che faceva sponda, nonostante la chiara posizione a favore della violenza politica, ai giornali “hippies” nelle librerie di movimento – cosa che dimostra quanto la controcultura e la violenza politica fossero due istanze indissociabili.

Tra i titoli citati il piu’ diffuso fu “Re Nudo”, il quale costituisce un esempio molto interessante di commistione di contenuti di natura politica, contro-culturale e militante.

Dopo la sua fondazione, la redazione di “Re Nudo” si rese partecipe dell’organizzazione di un grande raduno musicale e politico, con frequenza annuale. Il “Festival del proletariato giovanile” si tenne dal 1971 al 197613.

Il numero zero di “Re Nudo”, che vendette 9000 copie nella sola città di Milano, esce come supplemento al numero 19 del giornale “Lotta Continua”, organo di propaganda del gruppo omonimo, e contiene due “Quiz”, uno sulla Marjiuana e uno sulla LSD, pensati per controinformare efficacemente sui loro effetti. Vengono qui menzionati diversi articoli scientifici pubblicati principalmente su riviste anglo-americane – tra cui la famosa “Psychedelic Review”. Uno di questi, scritto da G. Fisher, intitolato Some comments concerning dosage levels of psychedelics compounds for psychotherapeutics experiences, menziona l’uso di LSD in piccole dosi per coadiuvare il processo di “apertura” dell’Io in condizioni di set e setting – i due parametri che, insieme alla dose, costituiscono la base di ogni esperienza psichedelica – non ottimali, per favorire un primo incontro con l’esperienza psichedelica a chi non avesse intenzione di sperimentare un’apertura “totale”.

Siamo obbligati ad aprire ora una breve parentesi su una questione importante che esemplifica il processo di cambiamento nelle modalità di assunzione di LSD nell’ultimo decennio.

Qualche anno fa, in un contesto totalmente diverso, si comincio’ a parlare dell’uso a piccole dosi di LSD per stimolare la concentrazione, aumentare le prestazioni lavorative o aiutare a curare deficienze psichiche quali depressione e stati d’ansia. Molto probabilmente i giovani proletari dell’epoca erano consumatori coscienti dell’effetto dell’utilizzo di quelle che, in gergo, si chiamano micro-dosi, anche se il loro obiettivo differiva sostanzialmente da quello degli attuali imprenditori della Silicon Valley, i quali assumono la sostanza in minuscole quantità (sub-threshold dose, ovvero “sotto la soglia delle allucinazioni) per immergersi in uno stato di creatività perpetua, sul luogo di lavoro, per produrre di piu’ e meglio. Un utilizzo che, probabilmente, non avrebbe riscontrato la simpatia né dei redattori né dei lettori di “Re Nudo”,

All’epoca la politicizzazione del consumo di sostanze e la moltiplicazione dei discorsi su di esse si accompagnarono alla creazione di progetti dedicati al supporto psico-fisico dei consumatori e delle consumatrici e alla controinformazione. Il gruppo SIMA, nato nel 1968 a Milano, corrispettivo italiano delle associazioni anglo-americane come BIT e RELEASE, si pose come obiettivo di promuovere e diffondere ricerche, iniziative, studi, convegni per l’evoluzione, l’espansione e lo sviluppo della coscienza.

Il programma del gruppo prevedeva la costituzione di un centro studi, corredato da archivio e biblioteca, oltre ad inchieste di tipo quantitativo e qualitativo (questionari e interviste) e una commissione di ricerca interdisciplinare. Il gruppo SIMA nasce dalla necessità di strutturazione e di conservazione di una parte del movimento hippie e Beat, i cui argomenti e rivendicazioni passarono di moda, in favore di modi d’intervento politico piu’ adatti ai tempi duri dei grandi scioperi operai e della strategia della tensione orchestrata dallo Stato italiano: tempi degli scontri di piazza e del trionfo, in parte, di un certo rigorismo di stampo marxista-leninista.

Ma, mentre in Francia la breve avventura del Maggio si consumava dopo solo un mese e negli Stati Uniti il movement già si sfaldava, in Italia i gruppi della sinistra extraparlamentare e le minoranze rivoluzionarie già si apprestavano a combattere una lunga battaglia che sarebbe durata fino agli albori del decennio successivo. L’uso clandestino dell’LSD, ormai sostanza illecita, ha continuato a diffondersi a macchia d’olio tra gli attivisti, contribuendo a realizzare trasformazioni soggettive e collettive senza precedenti.

LSD e femminismo.

“Capire – fare parte
capire di fare parte
non c’è altro
io – la mia porzione di cecità
io – la mia porzione di luce”C. Lonzi

In Italia, lo sviluppo di un movimento femminista, rivoluzionario nelle sue pratiche tanto quanto nell’elaborazione teorica, costituisce uno degli eventi piu interessanti dell’epoca da un punto di vista sovversivo. Numerose furono le pensatrici e militanti che nel periodo 1968-1980 lavorarono per mettere seriamente in questione l’ordine patriarcale.

Di esperienza psichedelica e femminismo si é molto trattato in quanto argomenti separati, ma qualche prova ci suggerisce che tra questi due argomenti esiste (o perlomeno é esistita) una correlazione. Quale fu l’effetto dell’esplosione di coscienza provocata dalla LSD sullo sviluppo delle teorie e delle pratiche femministe, e viceversa? Esistono dei punti in comune tra questi “eventi” non maggioritari, ovvero l’esperienza psichedelica (come esperienza di estraniamento e sovversione del mondo) e il femminismo (in quanto acquisizione di potenza della prospettiva “minore” delle donne)?

Leggendo il diario di Carla Lonzi14, femminista rivoluzionaria, scritto tra il 1972 e il 1977, di imbattersi in alcuni passaggi in cui l’autrice racconta delle sue esperienze con LSD:

14 ott.

Mi sono chiesta cosa stava succedendo: guardavo un angolo del soffitto “Mi sta venendo l’orgasmo? Mi sta venendo un’estasi?”. Avevo provato qualcosa di simile alcuni istanti della mia vita, e una volta con Lsd che ho detto “Adesso sto bene, moltissimo bene: presente”. Con Lsd ho vissuto i due tronconi di me, i “moti di alternanza”: la perdita di me, e li ho passato delle angosce terrificanti, e il compimento del senso di me nel Presente e in Dio quando dicevo “Si si si si…”. Proprio l’Inferno e il Paradiso, la morte e la resurrezione. La droga ha tirato fuori quello che era in me, solo che senza autocoscienza non puo esserci liberazione: in quella dimensione rimanevo passiva.” (p.129)

[…] “Ieri ho fatto vedere a Sara il quaderno dell’Lsd. Chissà se sotto sotto tutti vivono con questa ricerca della liberazione”. (p.174)

E’ nota l’importanza del ruolo di Carla Lonzi nello sviluppo e nella diffusione delle idee femministe separatiste e rivoluzionarie nell’Italia degli anni Settanta. Fu lei che elaborò il termine e la pratica dell’autocoscienza e fondò il gruppo “Rivolta Femminile” a Milano (tra il 1970 e il 1982 nacquero e si svilupparono gruppi autogestiti anche a Roma, Torino, Genova, Firenze e Lugano). Non conosciamo ancora l’entità dell’esperienza di Lonzi con l’LSD, i contesti in cui è stato utilizzato, o le dosi utilizzate. Lonzi cita un “quaderno dell’Lsd”: cio’ lascia immaginare che abbia riportato diverse esperienze in un quaderno a parte. Dalle parole dell’autrice, si puo’ supporre che fu toccata nel profondo dall’esperienza psichedelica, tanto da descriverla e farvi riferimento piu’ volte, associandola con pensieri e sensazioni sia negative che positive. Da questi stralci ricaviamo l’impressione che esista una correlazione di qualche tipo tra il desiderio di autenticità e i metodi di scoperta del sé propri di chi fa uso di sostanze psichedeliche.

Secondo Carla Lonzi, la ricerca di “autenticità” é rivoluzionaria nella misura in cui l’affermazione di una identità – in questo caso l’identità femminile, con tutte le implicazioni politiche che la condizione propria di una minoranza, in stato di oppressione, comporta – autentica mette, svelandosi, direttamente in crisi il sistema patriarcale. Nonostante la Lonzi non menziona – secondo nostra conoscenza – un utilizzo di LSD in ambito collettivo, é probabile che le sue esperienze abbiano avuto un’influenza sul suo pensiero e sulle pratiche dei gruppi femministi.

Infatti ogni esperienza positiva con LSD é, in qualche misura, estatica, in quanto provoca una fuoriuscita da sé -un sé alienato- per ritrovare l’immagine di un’anima autentica (psichedelico é un termine coniato dalla giustapposizione di due termini greci psyche, anima, e delos, rivelare, manifestare). Nell’esperienza psichedelica, ciascuno si fa altro, posizionandosi al di là della persona individuale. Cio’ comporta un risconoscimento di sé – come se ci si vedesse da una prospettiva esterna – ed é proprio questo riconoscimento di un sé che permette le condizioni per operare il superamento del vecchio Io. Il movimento di fuoriuscita da sé é cio’ che permette di sovvertire le condizioni di esistenza date. Il 28 febbraio del 1974 Lonzi scrive nel Diario: “il passaggio attraverso sé rende meno ciechi verso l’altro”. Avvicinarsi significa avere coscienza di qualcuno, sentirlo come proprio, dentro di sé, con sé. Avvicinandosi a se stessa, Carla Lonzi ha conosciuto la condizione del suo genere, e ne ha enunciato la condizione storicamente oppressa. Piu’ in generale, possiamo affermare che il desiderio – allucinatorio poiché mai realizzabile nella sua totalità – di autenticità é cio’ che invita alla sovversione. Tale processo di apertura, lo “strappo” che avviene all’inizio di un viaggio con LSD, comporta un doppio effetto di intuizione e disvelamento, due effetti che sono esattamente all’opposto di quelli provocati, ad esempio, dai derivati dall’oppio, grazie ai quali il Capitale ha avuto gioco facile a reprimere le velleità sovversive dei rivoluzionari e delle rivoluzionarie nella seconda metà del secolo scorso15.

Dalle parole di Giovanna Providenti:

Preme soffermarsi su questa “concentrazione su di sé”, che corrisponde […] all’attenzione e osservazione su se stesse (o atteggiamento di ricerca esistenziale), che Carla aveva trovato in Teresa D’Avila e Teresa Martin […]. L’esperienza di liberazione personale, che in Carla Lonzi cammina di pari passo all'”avventura di capirci qualcosa” , è continua, inesauribile e mai scontata, perché sempre in contatto con la concretezza, e con l’imprevisto, della vita. Contatto che le ha permesso di stare su “un’altro piano”, e di accorgersi dei limiti di ogni ideologia e della complessità di ogni percorso di liberazione, che non può rivolgersi soltanto all’esterno, ma deve partire da un profonda e autentica messa in discussione di se stesse. Solo così è possibile accorgersi dei molti condizionamenti culturali presenti anche in noi stesse e della difficoltà a liberarcene.”

La Critica Radicale: elementi psichedelici

L’esperienza del movimento «controculturale» del passato, diffusa sotto forme merceologiche, nondimeno ha portato alla luce una consapevolezza fondamentale, un dato centrale, sviluppato in tutta la sua portata dalla critica radicale e, in particolare, proprio da Cesarano, ma manifestatosi anche nel femminismo, nel movimento giovanile, soprattutto americano, e a tutti coloro che hanno esplorato le peripezie della follia, della ricerca di un allargamento della coscienza e delle potenzialità umane: la rivoluzione moderna mette profondamente in discussione il principio d’identità personale e collettivo, l’Ego come sede separata e gerarchicamente dominante, il pensiero che si pensa.” – F. Santini, Apocalisse e sopravvivenza16

I teorici della critica radicale nell’Italia degli anni Settanta, diretti eredi (eretici) dell’Internazionale Situazionista,intrattenevano con l’esperienza psichedelica un relazione delicata, complessa ma profonda. Le idee prodotte da questi gruppi, sono interessanti anche perché trascendono la divisone tra contro-cultura e militantismo, dal punto di vista della teoria come della prassi.

Leggendo il primo paragrafo del libro intitolato Apocalisse e rivoluzione, scritto da Gianni Collu e Giorgio Cesarano nel 1973 in occasione dell’uscita del celebre rapporto del Club di Roma I limiti dello sviluppo17 (testo definito dallo stesso Collu come la “prima inequivocabile manifestazione della tendenza in cui la scienza neo-illuminista si fonde definitivamente ma subdolamente con l’apocalittica e l’utopia cristiana”), si possono evincere i nodi centrali della teoria radicale:

Nella sua ultima forma possibile di espressione “politica”, la dialettica radicale ha già definito le condizioni d’esistenza del capitale contemporaneo come quelle in cui il capitale, transcresciuto grazie alla controrivoluzione al di là dei suoi modi di dominio formale, realizza nel presente, sull’intero pianeta, come sull’intera specie, come sull’intera vita di ciascun uomo, i modi di una colonizzazione integrale dell’esistente che si connota nei termini di un dominio reale.”18

Secondo i membri di quello che poi divenne il gruppo Ludd, prodotto diretto delle lotte del ’67-’68, in particolare delle occupazioni universitarie, il mondo é entrato in una fase in cui lo sviluppo delle forze produttive è tale da consentire un’affermazione diretta del comunismo, al di là dei problemi della transizione e del socialismo. Lo sviluppo delle scienze, delle tecnologie e dell’automazione sono tali da consentire una radicale liberazione dal lavoro. Per la critica radicale, non si trattava di ricostruire, di trasformare, di riformare alcunché, ma essenzialmente di abbattere, irreversibilmente, tutti gli aspetti dello stato delle cose: la struttura produttiva e di classe così come i costumi e le mentalità. Il nuovo avrebbe dovuto sorgere spontaneamente proprio come esigenza vitale dell’umanità in quella lotta di liberazione, cioè in una condizione di antagonismo permanente che avrebbe imposto, di per sé, un uso radicalmente diverso degli spazi e delle risorse. Per la teoria radicale erano cambiati i termini stessi della lotta di classe. Il nucleo centrale della teoria radicale si basava sul presupposto che il capitalismo, giunto alla fase del suo dominio reale sulla società, si fosse autonomizzato e, realizzando la sua “antropomorfosi”, avesse sottomesso l’umanità. Per questo, non più unicamente i proletari – coloro che producono il “plusvalore” – ma tutti gli uomini divengono schiavi del capitalismo; non è più il lavoro come momento definito e particolare dell’attività umana ad essere sottomesso e incorporato al sistema, bensì tutto il processo vitale degli uomini. Il soggetto rivoluzionario non è quindi l’operaio, come sosteneva l’operaismo, bensì l’umanità intera che, liberandosi dal lavoro con tutti i mezzi necessari, riprende possesso dei suoi reali bisogni.

La prassi della tendenza comunista radicale, di cui queste idee furono motore, si sviluppo’ lungo l’arco di qualche anno: dal 1969, anno pubblicazione del primo bollettino del gruppo Ludd, al 1973, anno di scioglimento del gruppo Comontismo (neologismo usato per tradurre il termine marxiano Gemeinwesen, comunità dell’essere), l’ultimo tentativo di formazione di un gruppo organizzato da parte di ques’area. Tra l’esperienza di Ludd e Comontismo menzioniamo anche l’esperienza di O.C. – “Organizzazione Consiliare” – gruppo il cui organo di stampa fu Acheronte, pubblicato in due numeri a Torino.

Principi fondanti del gruppo Comontismo furono la critica alla vita borghese attuata nella prassi tramite la creazione di comunità “totali”, con conseguente rinuncia alle proprietà individuali, la critica alla cultura del sacrificio, elemento caratteristico dei gruppi della sinistra extraparlamentare, la critica dei ruoli, la critica della pratica della politica classica – contrapponendo ad essa una esaltazione dell’illegalismo – quindi critica del leaderismo, del militantismo, del “partito degli specialisti”. La messa in discussione totale della vita quotidiana e la costante ricerca del piacere come mezzo di liberazione comportarono la giustificazione nell’uso massivo di sostanze illegali, tra cui droghe dette leggere e pesanti (eroina compresa). Una critica esemplificativa in questo senso é contenuta nel libro Attorno al drago: la droga e il suo spettacolo sociale19, scritto a piu’ mani e curato da Riccardo d’Este, dove viene affermata la natura drogata, drogogena e drogorepressiva del capitale e della società da esso governata. Nel libro viene smascherata la natura di merce per eccellenza della droga e di come la droga/Drago – non intesa come insieme di sostanze ma in quanto mostro contro il quale combattere la guerra santa – e lo Stato siano interconnessi e interdipendenti. Questa critica situazionista alle droghe era, tuttavia, radicata nella conoscenza pratica poiché i suoi autori erano consumatori di eroina.

L’utilizzo di Lsd e di altre sostanze rivelatrici della coscienza era diffuso tra i comontisti, tanto quanto tra esponenti della corrente radicale fuoriusciti da Ludd/Consigli Proletari come Giorgio Cesarano. Quest’ultimo, che partecipo’ all’esperienza di Ludd-Consigli Proletari, fu uno tra gli autori piu’ fecondi della corrente della critica radicale. Di lui ci rimangono le sue poesie, il romanzo La tartaruga di Jastov, il resoconto delle giornate del maggio milanese, descritte ne I giorni del dissenso (scritti rispettivamente nel 1966 e nel 1968), il già citato Apocalisse e rivoluzione, scritto con Gianni Collu, Manuale di sopravvivenza e l’incompiuta Critica dell’Utopia Capitale, pubblicata postuma nel quadro dell’edizione delle opere dell’autore a cura del Centro di Iniziativa Luca Rossi di Milano. Cesarano é una figura controversa, enigmatica; studiare la sua sofferta produzione letteraria, a cavallo tra la critica piu’ affilata e la poesia, é fondamentale per comprendere il processo di evoluzione del pensiero non solo della corrente comunista radicale, ma dell’intero modo di sviluppo del Capitale nella fase della sua generalizzazione.

Cesarano cita piu’ volte l’esperienza con LSD, fornendoci una delle descrizioni piu’ evocative del significato dell’esperienza psichedelica. F. Santini in Apocalisse e sopravvivenza dà una lettura lisergica delle opere di Giorgio Cesarano. Egli ci fa notare che in Critica dell’Utopia Capitale quest’ultimo rimanda “varie volte all’esperienza-prova dell’acido lisergico”:

“In questo schema [il libro di Cesarano, ndr.] non vi è alcuna concessione al misticismo, nutrito di droghe e di esoterismo, dei piccoli gruppi che si lanciavano nel frattempo della rivoluzione, sperimentando ogni sorta di combinazioni «estatiche», comunitarie, sessuali e amorose; vi è al contrario il tono rigoroso di chi confuta inesorabilmente gli specialisti del capitale sul loro stesso terreno, mettendone a sacco le conoscenze e il linguaggio; tuttavia, non solo il richiamo esplicito all’lsd è ripetuto varie volte, ma il sapore, la tensione stessa dell’acido circolano tra le righe, riconducendo il lettore all’eredità profetica degli anni Sessanta, trasmettendogli la durezza e la drammaticità personale.(p. 53)

[…] Il capitale ha superato la fase in cui estraeva dall’esperienza psichedelica nuove forme culturali e artistiche o, su di un altro piano, si annetteva vasti settori di nuove generazioni tendenzialmente e spontaneamente dell’utopia capitale, che percepisce con una vertigine il proprio appartenere persone che, fuori dell’allucinazione, gli appaiono come maschere. È, tra l’altro, proprio nella descrizione della realtà allucinatoria del flusso continuo di rapporti alienati costituente la quotidianità del capitale, in cui l’individuo impersona via via i ruoli del suo ciclo di valorizzazione – al lavoro, in famiglia, nei rapporti «sentimentali» codificati –, che Cesarano scrive alcune delle sue pagine più forti, immediatamente assumibili dal rivoluzionario «perso» nella realtà di oggi.” (p. 76)

Qui di seguito invece riportiamo alcuni stralci tratti dalla Critica dell’Utopia Capitale, che ci danno ulteriore riprova della capacità dell’autore a sintetizzare intuitivamente l’esperienza psichedelica e riportarla a noi sotto forma di ragionamento (trattandosi di un’opera incompiuta, sta al lettore-lettrice effettuare i collegamenti tra un frammento e l’altro):

“La corteccia come filtro (quantità, intensità, qualità?) economico. LSD: i suoi effetti sulla corteccia? Trasformerebbe qualcosa nella struttura corticale (ogni mutazione acquisita durante un trip si mostra irreversibile?) Verificare.” (p. 9)

[…] La forma del movimento delle forme [Il lavoro] è il linguaggio, il lavoro linguistico […] L’iter regressivo del lavoro onirico si definisce tale in quanto l’eccitazione si muove verso la soglia percettiva anziché verso quella motoria. Ma anche durante il lavoro allucinatorio sotto LSD si ha il medesimo processo, alternato e commisto all’ipereccitazione della coscienza causata dall’abbassamento del suo potere filtrante rispetto alle eccitazioni esogene. In entrambi i casi, l’esclusione dell’economia è patente: anche quando, durante il sonno o il trip, si ha attività motoria, la sua estraneità alla sfera dell’economia, la sua gratuità, è patente” (p. 14)

Già alcuni anni prima, i gruppi della critica radicale fanno propria la lezione psichedelico-rivoluzionaria fornita dai gruppi nati oltreoceano nella seconda metà degli anni Sessanta. I comunisti radicali italiani riuscirono inoltre ad integrare efficacemente, ovvero in un senso rivoluzionario, questa lezione con la critica totale della vita quotidiana, nella sua doppia forma: 1) organizzativo/territoriale – che sfocio’ nella fondazione di Comontismo, nell’immediatismo e nell’apologia del crimine; 2) teorico/critica, come dimostra la costante attenzione verso l’analisi del Capitale e della sua evoluzione da parte di compagni come Cesarano, Collu, Fallisi, Ginosa, Coppo, Ranieri, D’Este, e altri.

A volte queste due esigenze concidevano in forme di teoria sperimentali. Ad esempio, in Acido e coscienza di classe dell’etnopsichiatra rivoluzionario Piero Coppo, pubblicato sul numero 13 del giornale “Puzz” nel 1974, l’autore sottolinea come il ritorno da un viaggio psichedelico costituisca sempre una “caduta” da un sogno – o l’uscita da un incubo, dipende dalla direzione presa – ma é comunque un ritorno all’inerzia, all’opacità, all’amministrazione « ragionata », al regno del quantitativo, che si rivela in tutto il suo carattere limitante. Cosi l’acido puo’ insegnare molto sulle vie che in ogni individuo conducono verso la liberazione o verso la prigionia. Secondo Coppo, la tensione emotiva che accompagna l’esperienza psichedelica impedisce che si bari al gioco: non stimola il gusto del rischio, ma lo provoca, senza alcuna possibilità di fuga. Prima di essere recuperato a stimolante produttivo di cultura psichedelica, o a strumento di potere da parte dei vari guru ed iniziatori (tra i quali Coppo inserisce Timothy Leary), o come rivelatore di conflitti da terapizzare nelle psicoterapie individuali o di gruppo, l’acido ha potuto rivelare alla specie ed agli individui la possiblità di un’esperienza del mondo puramente qualitativa – ovvero l’impossibilità della sua ripetizione quantitativa (quella delle merci e della produzione industriale). Del senso ambivalente che la « droga » ha assunto per la specie, questo é, secondo l’autore, l’aspetto positivo.

Da notare che Piero Coppo è stato coautore con Cesarano del breve opuscoletto Cronaca di un ballo mascherato, che metteva in guardia il movimento contro le derive militaristiche che rischiavano di annullare la propulsione creativa ed esperienziale di quest’ultimo per imbarcarsi in una battaglia necessariamente perdente contro lo Stato, in quanto combattuta in modo simmetrico, con le proprie armi.

In Apocalisse e sopravvivenza, Francesco Santini giunge ad affermare che fu a causa del dissolvimento e della conseguente scomparsa dalla scena politica dei gruppi “organizzati” attorno all’area dei comunisti radicali (Cesarano si suicidò nel 1975) che l’ala creativa del movimento del ’77 riuscí ad esprimersi esclusivamente nella sua tendenza piu debole e opportunistica. Effettivamente, alla fine del 1977, durante il “Convegno contro la repressione” che si tenne a Bologna si consumò definitivamente il divorzio tra la controcultura e le aree a condotta più coerente e intransigente come quella dell’Autonomia Operaia. Il movimento del 77 fu un’esplosione di gioia insurrezionale, la piu’ intensa prodottasi in Italia dopo il maggio 1968; ma, forse proprio a causa della mancanza di solide basi analitiche, non riusci’ ad impedire la deriva militarista imposta dai gruppi armati.

Saluti dalla Penisola II20.

In questa epoca insurrezionale anche la pratica dell’espansione della coscienza e dell’energia è di fatto una possibile strategia operativa avanzata di lotta all’ideologia borghese di una società a tecnocrazia avanzata. Le “droghe” in senso stretto […] sono un mito pubblicitario già da lungo tempo legato al modo di produzione del capitale e non hanno nulla in comune, in quanto a pericolosità, con le droghe di cui è impregnata la vita quotidiana. Il mito della scienza che misura la morfina a centimetri cubici misura allo stesso tempo la miseria di una società la cui ideologia – espressione del potere dominante – cerca disperatamente di corrodere la teoria rivoluzionaria […]”
Ma l’amor mio non muore : origini documenti strategie della cultura alternativa e dell’underground in Italia, Novembre 1971

La produzione letteraria italiana degli anni 1968-1977 costituisce un serbatoio critico inesauribile per comprendere il presente ed agire su di esso. Scavando, si possono trovare le parole adatte a comprendere la situazione odierna; parole che servano per far saltare i tappi che mantengono serrato il contenitore della libera creatività rivoluzionaria. Il testo é quindi rivolto in egual misura a lettori italiani e non, come stimolo per il recupero di storie dimenticate o ancora sconosciute e il saccheggio di queste ultime a fini sovversivi, per individuare gli errori commessi negli anni successivi al lungo maggio italiano, come il divorzio, ora totalmente compiuto, tra sperimentazione politica e la creatività propria della controcultura21.

Come dimostra il suo ruolo nella storia e nello sviluppo della cibernetica e di Internet, l’esperienza indotta dall’LSD e da altre sostanze psichedeliche offre una prospettiva interessante dala quale analizzare il modo di produzione del Capitale contemporaneo.

D’altra parte, la plasticità verbale e creatrice che comporta l’assunzione di LSD potrebbe ispirarci nella (ri)costruzione di comunità e organizzazioni rivoluzionarie libere ed emancipate dall’habitus borghese. Non a caso, un teorico alla moda come Mark Fisher, dalle prospettive non certo rosee, menziona un Comunismo Acido come l’unica soluzione per contrastare la soffocante egemonia del Capitale, arrivato a colonizzare il nostro immaginario nella sua totalità. Quello di Fisher é un esempio di intuizione corretta ma parziale e, dopotutto, non nuova. Prima di lui, altri teorici e teoriche hanno compreso l’utilità delle sostanze psichedeliche nel disvelare non solo i meccanismi propri della psiche dei singoli ma anche quelli propri del Capitale. Tra questi, ancora Giorgio Cesarano:

Di stupefacenti sarebbero, secondo i sapienti, avvelenati i selvaggi. Infatti, la droga guadagna spazio, mentre sulla droga guadagna il capitale. Ma la droga allucinogena, quella che per intenderci libera dall’allucinazione della “vita”, con l’abbassare la soglia che filtra cioè economizza le percezioni, attacca direttamente l’economia che impoverisce ciascuno inchiodandolo alla scheda perforata delle percezioni programmate per lui dalle gerarchie del sapere, e, con il consentirgli finalmente di vedere ciò che non aveva mai visto prima, lo dischioda dal “reale”, gli restituisce la verità che gli pertiene. Non può essere, tale verità, che atroce: umiliante e terrifica. Ma definitiva, indimenticabile. Lo strappo non è reversibile, si lamentano i sapienti. Terrorizza, sgomenta, inselvatichisce. Ciò che terrorizza, ciò che sgomenta e ciò che, nel migliore dei casi, inselvatichisce non è, al contrario, che la visione della loro “verità”, di colpo denudata.”22 

La controcultura hippie si é resa partecipe della diffusione della LSD all’interno dei circuiti neuronali della Silicon Valley già dagli anni ’50, quando la sostanza non era ancora illegale poiché sconosciuta al pubblico. La LSD divenne vittima dello stigma sociale solo quando fu democratizzata, in particolare a causa dell’opera di Timothy Leary negli anni ’60.

L’affascinante rapporto tra l’informatica, Internet, la controcultura e le sostanze psichedeliche é descritto nel libro di J. Markoff, What the dormouse said: how the sixties’ counterculture shaped the modern computer industry. Steve Jobs, fondatore di Apple Computers e inventore dell’Iphone, ha dichiarato che l’esperienza con acido lisergico é stata una delle piu’ significative della sua vita, e che gli ha permesso di sviluppare le idee che l’hanno reso famoso. Douglas Engelbart, l’inventore del mouse, Myron Stolaroff, psicoterapeuta, o James Fadiman, inventore del termine e della pratica del microdosing e ricercatore alla Silicon Valley negli anni d’oro dell’epoca hippie: tutti loro hanno fatto abbondante uso di LSD. Senza passare dall’esperienza psichedelica sarà difficile comprendere l’essenza ipertestuale – l’associazione libera, al di là della materia, ove “tutto é legato” in un infinito multiplo – di Internet e, di conseguenza, comprendere la natura del Capitale nella sua fase attuale.

In tal senso ci aiutano le parole di Elvio Fachinelli, direttore della rivista “L’erba voglio”, che, descrivendo una esperienza con psilocibina nel libro La mente estatica, esplora la relazione che intercorre tra esperienza psichedelica, computer e distorsione temporale:

[…] Una velocità che nei calcolatori delle ultime generazioni, per esempio, diventa una velocità non piu concepibile dall’uomo, non piu rappresentabile come multiplo di una velocità umana. Potremmo dire una velocità divina? […] É qui che intervengono modificazioni decisive del tempo e dello spazio soggettivo. L’esperienza delle droghe psichedeliche conferma che vi sono situazioni nelle quali il tempo non scorre, e altre in cui é invece enormemente accelerato. Ora, é notevole che in entrambi i casi si arrivi a una situazione di tendenziale abolizione del tempo: la dilatazione illimitata dell’istante coincide con l’illimitata frantumazione del continuo. Di fronte all’accelerazione crescente del nostro mondo, si verifica una situazione analoga. Essa conduce in primo luogo a una modificazione elastica dello spazio: questo si restringe nell’ambito terrestre e si amplia invece nella dimensione interplanetaria, dove diventa lo Spazio in assoluto. Nel primo caso il tempo tende all’istantaneità, i giorni e le ore diventano minuti, secondi; nell’altro, il tempo scivola verso lo zero, i mesi e gli anni non sono (per i viaggi interplanetari, si prevedono stati di ibernazione prolungata). Quale che sia, la modificazione temporale introduce una dimensione inedita, corrispondente a quella che sostiene e forma uno stato estatico.”23 – p. 92

Ma la possibilità di un utilizzo della LSD nel mondo contemporaneo in senso comunista dipende dalla sensibilità e dalla preparazione dei rivoluzionari e delle rivoluzionarie. In mancanza di una teoria critica radicale e di una conseguente pratica che l’accompagni, anche le sostanze psichedeliche perdono il loro potere sovversivo. É anche per questo motivo che in Italia, adesso, é difficile che avvenga una rivoluzione. I vari organismi che portano la voce pubblica delle diverse tendenze (comunemente chiamate “aree” nel gergo militante italiano) del movimento radicale italiano – marxisti-leninisti, autonomi, disobbedienti e anarchici più o meno identitari – hanno da tempo perso il loro ruolo di punto di riferimento teorico e politico nella società.

La LSD, lungi dall’essere una panacea universalis, potrebbe se non altro costringere i rivoluzionari a prendersi del tempo per riflettere sulla natura della vita e del Capitale in questa fase storica cosi complessa e apparentemente schizofrenica: la funzione psicotomimetica (letteralmente “che mima la psicosi”) degli psichedelici, utilizzati negli anni 50 da psichiatri e psicologi per “mettersi nei panni” dei loro pazienti, potrebbe essere di fondamentale importanza per rivelare le dinamiche del capitale – di cui Deleuze e Guattari avevano riconosciuto la natura schizofrenica piu di quarant’anni or sono.

Allo stesso tempo, è molto probabile che l’ingestione di LSD non non costituisca una conditio sine qua non per riconoscere la natura psichedelica del Capitale: potrebbe essere sufficiente immergersi ancora una volta nel pensiero, il nostro e quello del passato, per reincontrarsi in quelle vecchie e nuove zone grigie dove é possibile riiniziare a respirare – e cospirare insieme.

1Stella, A., Anni di sogno e di piombo. Una storia di compagni nell’Italia degli anni ’70, Edizioni Arcadia Libri, 2019; Tagliapietra, D., Gli autonomi, Vol. 5, Derive Approdi, 2019

2Re Nudo n. 9, 1971

3Il 12 dicembre, alla sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura, scoppia una bomba che provoca 17 morti e 88 feriti. L’attentato, attuato da mano fascista con complicità dei servizi segreti italiani, segna il momento piu’ alto di quella che venne in seguito chiamata la “strategia della tensione”, attuata dallo Stato italiano per minare alle fondamenta il movimento rivoluzionario, che in quegli anni sembrava prendere sempre piu forza.

4Termine tratto dal libro Attorno al drago: la droga e il suo spettacolo sociale., a cura di Riccardo D’Este e di alcuni partecipanti al gruppo Comontismo. Ne parleremo nello specifico piu’ avanti nell’articolo.

5Tripodi, P., Settesette. Una rivoluzione, la vita., Milieu, 2012

6Cfr. Del Corno, Nicola., Dai beat ai punk. Dieci anni di controcultura a Milano (1967-1977), in Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi, n. 1 anno 2017; Ciaponi F., Underground: ascesa e declino di un’altra editoria, Costa & Nolan, Milano 2007

7L’articolo che state leggendo é stato scritto nel 2018, ndr

8La UNGASS (United Nations General Assembly), Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ad esempio, convocata a New York nell’aprile 2016, si pronuncio’ in maniera contraria alla guerra alla droga. Per approfondimenti: AA.vv, Ending the Drug Wars. Report of the LSE Expert Group on the Economics of Drug Policy, Maggio 2014.

9Per un elenco non esaustivo di giornali Beat, si veda Ma l’amor mio non muore, op

10Balestrini, N., Moroni, P., L’orda d’oro. 1968-1977: la grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, Feltrinelli, 2015

11La fase “desiderante” del movimento italiano dell’Autonomia si identifica con l’ultima parte di tale movimento, quella che proviene dall’incontro-scontro della nuova soggettività operaia (l’operaio-massa) con le istanze proprie del mondo della controcultura (basti pensare agli Indiani Metropolitani) e con il pensiero di alcuni filosofi francesi (Deleuze, Guattari, Foucault). Tale fusione alchemica assai particolare diede vita ad uno dei momento insurrezionali piu’ intensi del Novecento. Per approfondimenti: Tari, M., Il ghiaccio era sottile. Per una storia dell’autonomia,; Aa.vv, Sarà un risotto che vi seppellirà, Squilibri, 1977, Tripodi P., Settesette. Una rivoluzione, La vita., Milieu, 2012.

12Nello stesso anno a Milano venivano dati alle stampe i giornali “I quaderni di dialogo 66”, “Sedici” e “Internazionale Situazionista”.

13Dell’ultima edizione esiste un bel lungometraggio girato da Alberto Grifi, dove risalta la testimonianza di un momento di discussione accesa tra diversi compagni riguardo il problema di come affrontare la dilagante presenza dell’eroina nel festival, sostanza che già circolava abbondantemente tra i gruppi.

14Lonzi C., Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978

15Come è avvenuto, ad esempio, negli Stati Uniti, dove il governo ha usato l’eroina come mezzo per sciogliere i legami nel Black Panther Party e nei ghetti neri; o in Italia, dove l’operazione Blue Moon ha costituito un tentativo dei servizi segreti italiani di indebolire i movimenti sociali.

16Santini, F., Apocalisse e sopravvivenza, Colibri, 2019

17The Limits To Growth (in a finite world), noto anche come Meadows Report, è un rapporto commissionato ai ricercatori del MIT nel 1970 e pubblicato in inglese nel 1972. Basato sul modello informatico dei sistemi dinamici, è stato il primo grande studio che ha messo in evidenza i pericoli per il pianeta terra e per l’umanità dovuti alla crescita economica e demografica mondiale.

18

19D’Este, R. (a c. di), Attorno al drago: la droga e il suo spettacolo sociale, Nautilus, 1990

20In riferimento al testo italiano del primo numero di Liaisons, In Nome del popolo, Agenzia X, Milano 2020

21Cfr. Separare i separatismi, in Liaisons, In Nome del popolo, Agenzia X, Milano 2020

22 Cesarano G., Critica dell’Utopia capitale, opere complete vol. III, a cura del centro di iniziativa Luca Rossi, Milano.

23Fachinelli, E., La mente estatica, Adelphi, Milano 2009

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