{"id":69,"date":"2026-03-25T18:10:33","date_gmt":"2026-03-25T17:10:33","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/?p=69"},"modified":"2026-03-25T18:10:33","modified_gmt":"2026-03-25T17:10:33","slug":"olimpiadi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pneumarivista.it\/?p=69","title":{"rendered":"Olimpiadi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019aria di Milano era ancora intrisa del gas CS sparato dai celerini e gli scontri in Corvetto erano gi\u00e0 una pagina archiviata: avevano catturato l\u2019attenzione della gente per un breve istante, prima che essa fosse definitivamente conquistata dalle imprese sportive degli atleti italiani. Questo il punto di caduta della mobilitazione contro i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026; una mobilitazione nata nel 2022 e che negli ultimi quattro anni aveva impegnato una parte consistente del movimento milanese. \u00c8 triste vedere tante energie spese in un percorso risolversi in un nulla di fatto, e lo \u00e8 a maggior ragione se si considera che il lavoro svolto dal CIO (il comitato contro le Olimpiadi) \u00e8 dal punto di vista dei contenuti politici nulla di meno che eccezionale: la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dei documenti che nel corso degli anni sono stati prodotti e la loro efficacia nel denunciare l\u2019insostenibilit\u00e0 dei giochi sono a mio modo di vedere incontestabili. Cos\u2019\u00e8 perci\u00f2 che \u00e8 mancato per far s\u00ec che una mobilitazione capace di svolgere un tanto lodevole lavoro d\u2019inchiesta fosse anche in grado di portare a compimento la ragione per cui era nata, ovvero sabotare la macchina olimpica? Chi cercher\u00e0 la risposta analizzando il percorso passo per passo con la lente d\u2019ingrandimento \u00e8 destinato solo a perdere del tempo: trovare un episodio esemplare, un momento stonato da esibire come prova di cosa sia \u201candato storto\u201d, \u00e8 impossibile, perch\u00e9 un simile episodio non esiste. Ci\u00f2 che non ha permesso alla mobilitazione di colpire il bersaglio con la dovuta forza non riguarda infatti uno o pi\u00f9 ipotetici errori commessi in un determinato momento specifico, ma piuttosto lo spirito e l\u2019approccio generale con cui la mobilitazione \u00e8 stata concepita. Ci\u00f2 che \u00e8 mancata, a ben vedere, \u00e8 la convinzione di poter <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>davvero<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> sabotare le Olimpiadi, di poter <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>davvero <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">scalfire un qualcosa di cos\u00ec pi\u00f9 grande di noi. Convinzione che da una parte risiede in un\u2019analisi obiettiva dei rapporti di forza in campo, a noi decisamente sfavorevoli, ma che dall\u2019altra ha finito per essere la classica profezia autoavverante: se i primi a non credere nell\u2019efficacia di un progetto sono i suoi promotori, difficilmente lo faranno gli altri. E cos\u00ec, nonostante fossero in molti a dirsi nauseati dall\u2019evidente e gigantesca speculazione che si celava dietro ai cantieri olimpici, trovare in questa moltitudine possibili alleati \u00e8 stato sostanzialmente impossibile: il problema non era che la gente fosse in disaccordo con le rivendicazioni politiche del comitato, ma che non vedeva in esso uno strumento credibile per opporsi ai giochi; non <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>poteva<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> farlo, dato che -era evidente- non lo faceva nemmeno chi il comitato l\u2019aveva costruito. Lo spirito che sin dal primo momento ha animato la mobilitazione \u00e8 stato, in sostanza, quello di uno sconfittismo rassegnato, un <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>\u201csi fa quel che si pu\u00f2\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">: e dato che bloccare le Olimpiadi non si poteva, tutto ci\u00f2 che rimaneva da fare era un atto di presenza, testimoniare coi propri corpi che c\u2019era una Milano che le Olimpiadi non le voleva. Questo era tutto ci\u00f2 che i rapporti di forza in campo consentivano di fare: osare di pi\u00f9 voleva dire fare il passo pi\u00f9 lungo della gamba, rischiando di inciampare; e l\u2019eventuale caduta, vista la stretta repressiva del governo Meloni, avrebbe potuto rivelarsi molto dolorosa. Quest\u2019analisi sarebbe stata convincente, se non fosse che i fatti di Torino di appena una settimana prima ne avrebbero anticipatamente mostrato le lacune. Mi riferisco chiaramente agli scontri avvenuti nel quartiere Vanchiglia il 31 gennaio, durante il corteo in risposta allo sgombero di Askatasuna. Quel giorno la rabbia dei compagni \u00e8 esplosa violentissima e incontenibile, e sar\u00e0 difficile far dimenticare alla gente le immagini della camionetta in fiamme o del celerino preso a martellate in testa. Il dibattito pubblico che si \u00e8 acceso a seguito dei fatti di quella giornata avrebbe tenuto banco per tutte le settimane a seguire, anche quelle durante le quali si sono svolte le Olimpiadi: ecco quindi che Torino ancora una volta ci ricorda che se abbracciamo senza timore l\u2019azione eversiva, dinamiche politiche si mettono in atto. E la reazione allo sgombero di un centro sociale pu\u00f2 rovinare il clima olimpico. In questo contesto la giornata del 7 febbraio, con il corteo nazionale a Milano e l\u2019innocua occupazione del Palasharp, hanno avuto un ruolo marginale, come una sorta nota a pi\u00e8 di pagina all\u2019interno di una dinamica pi\u00f9 ampia. Lo dimostra il taglio del <\/span><\/span><a href=\"https:\/\/mediasetinfinity.mediaset.it\/video\/fuoridalcoro\/attacco-alle-olimpiadi-chi-ferma-i-terroristi-dei-centri-sociali_F314086901020C01\"><span style=\"color: #1155cc;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><u>servizio<\/u><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> che Rete 4 ha dedicato all\u2019occupazione del Palasharp: sin dal primo momento appare evidente che le due giornaliste infiltratesi alla taz non fossero l\u00ec per indagare sulle inesistenti intenzioni sediziose dei suoi partecipanti, ma per andare a caccia dei fantasmi di Torino. Fantasmi che ancora adesso, a giudicare dall\u2019incessante martellamento mediatico sulla vicenda, turbano il sonno di chi pensava che bastasse uno sgombero per silenziare il dissenso ed eradicare il conflitto sociale dalle strade.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ma ognuno ha i suoi fantasmi, e anche il movimento milanese ha i propri: mi riferisco a quelli del catastrofico e sciagurato corteo No-Expo del primo maggio 2015, le cui conseguenze anche a distanza di anni continuano evidentemente a farsi sentire. Quelle giornate sono state uno snodo cruciale, e hanno definito il paradigma narrativo che avrebbe caratterizzato tutto il decennio a venire: il povero Tia Sangermano che diventava suo malgrado l\u2019emblema <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>(sic) <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">del manifestante disadattato e ignorante, le spugnette di Pisapia che oltre alle scritte sui muri cancellavano ogni forma di dissenso. La narrazione che si sarebbe imposta \u00e8 quella di una dicotomia lacerante tra la Milano<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i> <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u201cantagonista\u201d, rumorosa ma isolata, e la Milano <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>della<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>gente normale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, da valorizzare, rappresentata dalla maggioranza silenziosa che si \u00e8 rimboccata le maniche e ha ripulito la citt\u00e0 dalle devastazioni. Tutto ci\u00f2 avveniva (forse non casualmente) proprio nel periodo in cui stava iniziando a imporsi quell\u2019idea di citt\u00e0 oggi nota a tutti con il nome giornalistico <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>\u201cmodello Milano\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">: l\u2019Expo \u00e8 stato il grimaldello con il quale hanno aperto la porta alla rivoluzione urbanistica che si sarebbe data negli anni seguenti. Se sto tornando indietro cos\u00ec tanto, andando a riesumare fatti passati da pi\u00f9 di un decennio, \u00e8 perch\u00e9 ritengo che in essi risieda parte delle risposte alle domande che animano questo testo. La<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i> <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>d\u00e9b\u00e2cle <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">del 2015 \u00e8 arrivata infatti proprio nel momento in cui i processi di trasformazione urbana di cui si \u00e8 accennato si manifestavano per la prima volta in modo tanto eclatante, e c\u2019era ancora ampio margine per contrastarli: da l\u00ec in poi sarebbero apparsi sempre pi\u00f9 ineluttabili, e opporsi a essi sempre pi\u00f9 inutile. Complice di questo \u00e8 stato anche l\u2019immobilismo del movimento, impegnato a fare i conti con le conseguenze della Caporetto di quel primo maggio: ci avrebbe impiegato anni (ammesso lo abbia fatto), anni in cui ogni volta che si dava una forte mobilitazione di piazza, potenzialmente eversiva, proprio chi avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di incendiario e spargere benzina sul fuoco vi si approcciava con un misto di diffidenza e pavidit\u00e0, come frenato dal timore che potesse ripetersi ci\u00f2 che era accaduto nel 2015. Una strategia attendista che da un lato ha indubbiamente avuto l\u2019effetto di calmare le acque, smorzando l\u2019onda che minacciava di travolgere qualsiasi forma di opposizione sociale, ma che dall\u2019altro ha reso sempre pi\u00f9 evidente l\u2019impotenza dei presunti \u201cantagonisti\u201d di fronte alle trasformazioni in atto: si \u00e8 definiti \u201cantagonisti\u201d nel momento in cui ci si contrappone in modo netto e radicale all\u2019esistente, se si sceglie di non farlo si diventa qualcos\u2019altro. Una scelta del tutto legittima e pienamente comprensibile: citando un celebre passo biblico,<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i> \u201c[\u2026] c\u2019\u00e8 un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per la guerra e un tempo per la pace [\u2026]\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">; ecco, sarebbe sciocco accusare di pavidit\u00e0 chi a seguito del corteo No-Expo ha valutato che non fosse il tempo adatto ad attaccare il nemico in modo frontale, scegliendo quindi di abbandonare momentaneamente lo scontro aperto in favore di un pi\u00f9 lento lavoro di ricomposizione e ricucitura. Il punto \u00e8 che non \u00e8 questa la scelta presa dal movimento milanese: tentando di tenere il piede in due scarpe, non ha rinnegato le proprie prassi politiche conflittuali, ma le ha edulcorate, tentando di trasformarle in una <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>performance <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">studiata a tavolino. L\u2019intento era forse quello di uscire dall\u2019isolamento rivolgendosi a tutti contemporaneamente: violenti e non violenti, militanti e non militanti, giovani e meno giovani. Tentando di parlare a tutti, per\u00f2, si \u00e8 finiti per non parlare davvero a nessuno: ecco quindi che la ragione per cui i validissimi contenuti politici che vengono prodotti dal movimento cadono a vuoto \u00e8 che manca loro un destinatario. Questa mancanza pu\u00f2 essere colmata solamente facendo una scelta di campo netta, parlando in modo chiaro degli obiettivi che si intendono raggiungere, senza la paura di perdersi dei pezzi per strada per via delle posizioni che si esprimono. Perch\u00e9 tentare di compiacere tutti per non lasciarsi indietro nessuno ha il solo effetto, alla fine, di essere abbandonati da chiunque, rimanendo soli. <\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La dinamica che ha caratterizzato gli scontri in Corvetto fotografa tutto ci\u00f2 in modo perfetto, e vale pi\u00f9 di mille parole: l\u2019avanguardia di pochi sparuti compagni abbandonata a s\u00e9 stessa dal resto del corteo, composto in parte da chi non aveva mai creduto, in parte da chi non aveva mai voluto, che scoppiasse realmente il conflitto. Un isolamento fisico che \u00e8 appunto la perfetta rappresentazione di quello politico: e per il quale bisogner\u00e0 prima o poi prendere contromisure. Perch\u00e9 gli alleati ci sono, basta solo avere il coraggio di sceglierli.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aria di Milano era ancora intrisa del gas CS sparato dai celerini e gli scontri in Corvetto erano gi\u00e0 una pagina archiviata: avevano catturato l\u2019attenzione della gente per un breve istante, prima che essa fosse definitivamente conquistata dalle imprese sportive degli atleti italiani. 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