{"id":67,"date":"2026-03-25T18:09:51","date_gmt":"2026-03-25T17:09:51","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/?p=67"},"modified":"2026-03-25T18:09:51","modified_gmt":"2026-03-25T17:09:51","slug":"leoncavallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pneumarivista.it\/?p=67","title":{"rendered":"Leoncavallo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019uomo ragionevole si adatta al mondo; l\u2019irragionevole persiste nel voler adattare il mondo a s\u00e9. Perci\u00f2 ogni progresso dipende dall\u2019uomo irragionevole.\u201d (G. B. Shaw)<\/span><\/span><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Parlare del Leoncavallo \u00e8 fondamentale per capire lo stato di salute del cosiddetto \u201cmovimento\u201d, o di ci\u00f2 che ne resta. Dopotutto, se quello che un tempo era forse il centro sociale pi\u00f9 importante in Italia, epicentro della conflittualit\u00e0 sociale e spazio-simbolo dell\u2019Autonomia, viene sgomberato nell\u2019indifferenza collettiva, fermarsi un momento per riflettere su come ci\u00f2 sia potuto accadere \u00e8 quanto meno doveroso. Doveroso sia per il rispetto nei confronti della lunga storia del Leoncavallo e dell\u2019importanza che per anni esso ha avuto nelle lotte sociali di questo paese, sia perch\u00e9 se dopo una disfatta di tali dimensioni non si analizzano le dinamiche che l\u2019hanno resa possibile, si \u00e8 destinati a subire in futuro sconfitte ancora peggiori. <\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nel riferirmi alla reazione allo sgombero del 21 agosto ho parlato di \u201cindifferenza collettiva\u201d e potrebbe sembrare un\u2019esagerazione: dopotutto, nei giorni immediatamente successivi, molte sono state le voci levatesi in difesa del Leoncavallo, anche all\u2019interno della cosiddetta \u201csociet\u00e0 civile\u201d; e il 6 settembre le strade di Milano sono state attraversate da un corteo immenso, ventimila persone che marciavano per una sola ragione, ovvero manifestare la propria solidariet\u00e0 al centro sociale. Eppure, gi\u00e0 il giorno dopo il corteo, la citt\u00e0 \u00e8 andata avanti come se nulla fosse stato, e il movimento pure, senza che gli eventi delle settimane precedenti avessero un impatto reale e concreto sulla politica cittadina. A pochi mesi dagli eventi, la situazione si \u00e8 ulteriormente aggravata, con il Leoncavallo ridotto a scrivere \u201clettere aperte\u201d alla cittadinanza, lettere che nel migliore dei casi vengono ignorate, <\/span><\/span><a href=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/liberiamo-tutto-una-risposta-alla-proposta-politica-del-leoncavallo-spa\/\"><span style=\"color: #1155cc;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><u>nel peggiore ricevono risposte polemiche<\/u><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">. Un quadro ben diverso rispetto a quanto accaduto il 16 agosto del 1989, quando il precedente tentativo di sgombero venne bloccato per ore dalla strenua resistenza degli occupanti, che salirono sui tetti e risposero con una pioggia di sassi e molotov, dando il via a una guerriglia urbana senza precedenti. La determinazione, la violenza e la radicalit\u00e0 della risposta che i leoncavallini decisero di mettere in atto quel giorno si sono impresse in modo indelebile nell\u2019immaginario collettivo, e rappresentano ancora oggi uno snodo cruciale per tutto il movimento autonomo italiano, non solo milanese. Certo, paragonare i due momenti tra di loro \u00e8 impietoso: dal primo al secondo sono passati pi\u00f9 di trent\u2019anni, e una reazione del genere sarebbe oggi impensabile, poich\u00e9 l\u2019Autonomia, e i CS con essa, hanno sub\u00ecto una serie di trasformazioni irreversibili; ma \u00e8 proprio per questo che \u00e8 importante parlare della fine del Leoncavallo, per provare a stilare un bilancio di tali trasformazioni, capire dove esse ci hanno condotto, stabilire quali strade non sono pi\u00f9 percorribili e quali invece lo sono.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Prima di cominciare, \u00e8 necessario precisare che chi scrive non nutre nei confronti dei centri sociali alcun tipo di idolatria. I CS sono una forma di organizzazione di cui il movimento ha scelto di dotarsi in un determinato momento storico, e per molti decenni hanno certamente avuto un ruolo fondamentale nel formare e radicalizzare nuove soggettivit\u00e0 rivoluzionarie, nel diffondere una controcultura e un immaginario alternativo, nel costruire conflitto sociale; luoghi quindi la cui difesa era strategicamente imprescindibile in quanto centri nevralgici di produzione di idee e pratiche sovversive. Bisogna tuttavia fare molta attenzione a non confondere i mezzi con i fini, gli strumenti con gli obiettivi: l\u2019esistenza del centro sociale \u00e8 lo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>strumento <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">con cui raggiungere un determinato obiettivo politico, non l\u2019obiettivo politico ultimo della lotta. Il lento ma inesorabile declino dei CS e la loro sempre minore capacit\u00e0 di avere un impatto sulla politica cittadina e nazionale vanno letti proprio a partire da questa progressiva confusione tra mezzi e fini: nel momento in cui l\u2019obiettivo politico sembrava sfumare -per una molteplicit\u00e0 di ragioni che non analizzeremo in questa sede- l\u2019obiettivo diventava la difesa dello spazio occupato in quanto tale, sostituendo cos\u00ec il fine con il mezzo. In questo modo i CS da luoghi politicamente fertili, con gli occhi e la mente puntati verso l\u2019esterno e un orizzonte strategico ben definito, si sono spesso trasformati in oasi (apparentemente) felici e isolate dal resto della societ\u00e0, \u201cspazi liberati\u201d dalle contraddizioni di un capitalismo che al di fuori di essi avanzava sempre pi\u00f9 feroce. Si \u00e8 cos\u00ec generato uno scollamento tra \u201cspazio liberato\u201d e societ\u00e0: il primo \u00e8 infatti definibile \u201cliberato\u201d solo in virt\u00f9 del proprio rapporto di alterit\u00e0 rispetto alla seconda, la seconda \u00e8 dove hanno luogo le contraddizioni e le forme di oppressione da cui il primo si dichiara liberato. Questa dicotomia, andando progressivamente a esacerbarsi, finisce col rimuovere dal gioco l\u2019elemento pi\u00f9 importante, vale a dire la prospettiva di una trasformazione concreta e strutturale dell\u2019esistente: se infatti l\u2019alternativa al mondo capitalista la si sta costruendo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>hic et nunc <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">all\u2019interno degli spazi liberati, tutto ci\u00f2 che rimane da fare \u00e8 crogiolarsi al loro interno nell\u2019attesa che spazi del genere si moltiplichino e si diffondano a macchia di leopardo su tutto il territorio. In questa prospettiva, l\u2019azione politica del militante del centro sociale non pu\u00f2 che consistere nella cura del proprio orticello, nella difesa dello spazio in quanto tale: il mezzo, appunto, sostituisce il fine, lasciando che il proprio posto venga occupato da altri strumenti di lotta. Quali? Troppo spesso, i mezzi tattici che il movimento ha deciso di impiegare includono il dialogo e il compromesso con le istituzioni, gli accordi sottobanco con la questura, e una conflittualit\u00e0 di piazza al tempo stesso mitigata ed estetizzata, in alcuni casi addirittura rinnegata. Molti CS hanno scelto di sopravvivere in questo modo, anche a costo di un forte ridimensionamento della propria influenza politica, e di un sempre maggiore isolamento rispetto alla \u201csociet\u00e0 civile\u201d. Sopravvivere a tali condizioni tuttavia si sarebbe presto rivelata una vittoria di Pirro, perch\u00e9 quella di \u201cliberare\u201d uno spazio dalle contraddizioni del mondo esterno altro non \u00e8 che un\u2019illusione: il \u201cmondo esterno\u201d, anche se lo chiudi fuori, prima o poi verr\u00e0 a bussare alla tua porta, e se necessario la sfonder\u00e0. E quando questo accade l\u2019occupante del CS \u00e8 messo di fronte alla realt\u00e0 della propria condizione: incapace di avere un impatto sul \u201cmondo esterno\u201d (talvolta persino di comunicarci), isolato dal resto della societ\u00e0 e chiuso in spazi liberati che poi cos\u00ec liberati non sono.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nel frattempo, mentre il movimento procedeva a passo spedito sulla strada che lo avrebbe condannato all\u2019irrilevanza, le citt\u00e0 italiane -e Milano in particolare- seguivano un modello sempre pi\u00f9 orientato verso il neoliberismo: sono gi\u00e0 stati scritti fiumi di inchiostro sui processi di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>gentrification <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">e privatizzazione che in pochissimo tempo hanno cambiato il volto di interi quartieri, e non \u00e8 scopo di questo articolo affrontare questioni gi\u00e0 abbondantemente trattate da altri. Ci\u00f2 che si vuole qui sottolineare \u00e8 che tali processi hanno potuto diffondersi in modo cos\u00ec rapido anche grazie alla totale incapacit\u00e0 dei centri sociali di opporvisi. Non solo: non pi\u00f9 in grado di trasformare la societ\u00e0, non hanno nemmeno saputo evitare che fosse la societ\u00e0 a trasformare loro. Il Leoncavallo in questo senso \u00e8 il caso pi\u00f9 eclatante. Mentre infatti il cosiddetto \u201cmodello Milano\u201d si imponeva in modo sempre pi\u00f9 invasivo, il centro sociale era via via meno presente nelle strade e nelle piazze, probabilmente impegnato a interloquire con il Comune per accordarsi sui prezzi dell\u2019affitto. E mentre la citt\u00e0 si trasformava intorno a lui, il Leoncavallo si trasformava in linea con lei, svuotandosi quasi totalmente di ogni proposta politica e completando la propria evoluzione (o forse sarebbe meglio dire involuzione) diventando in sostanza un eventificio dove fricchettoni e studenti fuorisede potessero godersi una serata a prezzi calmierati, fruendo dell\u2019<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>experience <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">milanese senza pagarne il dazio dell\u2019esclusivit\u00e0. Negli ultimi anni, contrariamente ai princ\u00ecpi di autogestione che rivendicava, il centro sociale si reggeva su personale pagato in cucina, buttafuori all\u2019entrata, feste a 10 euro di ingresso; nient\u2019altro che una riproduzione, in piccolo, delle dinamiche capitaliste che avvenivano al di fuori. Altro che \u201cspazio liberato\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Eppure, quando la minaccia di sgombero dell\u2019immobile di via Watteau si fa concreta, accade l\u2019impensabile: il movimento milanese si stringe intorno al centro sociale, e al Leoncavallo si ricomincia a parlare <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>seriamente<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> di un modello diverso di citt\u00e0, del valore degli spazi occupati, di diritto all\u2019abitare. Questo non tanto per merito del Leoncavallo, quanto di tutte quelle anime e collettivit\u00e0 che lo hanno attraversato negli ultimi mesi della sua storia, nella speranza che l\u2019attacco potesse rappresentare un momento di rinascita. Speranza che si sarebbe presto rivelata vana: nei comunicati e negli interventi pubblici infatti il direttivo del Leoncavallo si \u00e8 sempre dimostrato disinteressato a raccogliere la sfida, e aprirsi a un processo di ricostruzione; dopotutto, il farlo avrebbe significato mettersi in discussione, rinunciare a un protagonismo che finora aveva avuto, ripensare radicalmente le proprie analisi e le proprie pratiche. A tutto ci\u00f2 il Leo preferisce assumere un moderatismo che \u00e8 lo specchio di ci\u00f2 che era ormai diventato: si appella al proprio \u201cvalore simbolico\u201d, lancia strali contro il fascismo del governo Meloni e del suo ministro Piantedosi, ma non una parola contro la sinistra istituzionale, la quale anzi \u00e8 chiaramente l\u2019interlocutore privilegiato, dato che ci\u00f2 che le si recrimina, in sostanza, \u00e8 di \u201cnon aver fatto abbastanza\u201d, di non essersi spesa adeguatamente per trovare una soluzione ai guai del CS. Ecco quindi la parabola del Leoncavallo: le istituzioni, un tempo nemico da accogliere a sassate, sono ora un padre benevolo al quale rivolgersi per ricevere approvazione e legittimit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Naturalmente, nemmeno il gi\u00e0 spesso connivente con le istituzioni movimento milanese poteva avallare una linea in cui si palesava tanta subalternit\u00e0; e il Leoncavallo ha preferito rompere con esso piuttosto che alzare la voce coi propri padroni. Questo ha portato al disastro del 6 settembre: due cortei distinti, quello \u201cantagonista\u201d condannato all\u2019irrilevanza, quello del Leoncavallo ridotto a passerella della sinistra istituzionale, gremita di giornalisti pronti a intervistare i vari esponenti di PD e AVS l\u00ec presenti\u2026 nonch\u00e9 quel luminare politico di Claudio Bisio che afferma con sorprendente <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>nonchalance<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">: \u201cio non sono favorevole al fatto che sia occupato, spazi del genere andrebbero regolarizzati dalle istituzioni\u201d. Ecco quindi che in un corteo che poteva e doveva essere riempito delle <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>nostre<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> rivendicazioni, dei <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>nostri <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">contenuti, delle <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>nostre <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">vertenze, a prendersi la scena \u00e8 ancora una volta la sinistra <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>liberal, <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">che sfrutta la piazza per portare avanti il suo unico obiettivo: attaccare Giorgia Meloni. E il \u201cmovimento\u201d, come troppo spesso avviene negli ultimi anni, \u00e8 relegato a giocare il ruolo di stampella di questa sinistra, di utile idiota, manovalanza non pagata. Chi pensa che questa sia un\u2019esagerazione, consideri il fatto che il movimento \u00e8 sceso in piazza per il Leoncavallo, mentre il Leoncavallo la sua vera partita non la stava certo giocando nelle assemblee o nelle piazze, ma nelle aule del Comune, con il quale stava negoziando un possibile trasferimento in via San Dionigi, nel Corvetto. Questa ipotesi \u00e8 poi definitivamente sfumata, ma il solo fatto che sia stata presa in considerazione dalle varie parti \u00e8 la perfetta rappresentazione di ci\u00f2 che \u00e8 oggi il \u201cmodello Milano\u201d, e di come il movimento stesso contribuisca al suo successo: il Corvetto, quartiere popolare da anni abbandonato a s\u00e9 stesso, e sul quale la giunta Sala ha puntato gli occhi, viene rivitalizzato artificialmente trapiantando al suo interno uno dei luoghi simbolo della controcultura milanese; in tal modo, con il quartiere attraversato da giovani alternativi, studenti fuorisede, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>et similia,<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> \u00e8 possibile attrarre nuovi investimenti, rendendolo un quartiere appetibile alla <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>middle class <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">urbana e cacciando i suoi attuali abitanti: famiglie appartenenti alle fasce economiche pi\u00f9 basse, immigrati e italiani di seconda generazione, soggettivit\u00e0 spesso marginalizzate e in situazione di forte precariet\u00e0. Un processo di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>gentrification<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> del quale, se si fosse concretizzato, il movimento sarebbe stato non soltanto complice, ma concreto (seppur incosciente) attuatore.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ora, questo articolo non vuole essere uno sterile <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>j\u2019accuse <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">fine a s\u00e9 stesso -anche perch\u00e9 ritengo che le dinamiche finora esposte siano ben note a chiunque faccia o abbia fatto politica in determinati ambienti. Ci\u00f2 che mi spinge a scrivere non \u00e8 la pretesa da anima bella di puntare il dito contro l\u2019incoerenza dei compagni, quanto la convinzione che molto potesse essere fatto per evitare che lo sgombero del Leoncavallo rappresentasse una sconfitta tanto irreparabile. Mi avvio verso la conclusione rivolgendomi perci\u00f2 a tutte quelle organizzazioni, collettivit\u00e0 e soggettivit\u00e0 politiche di varia natura che, una volta preso atto della strategia che i leoncavallini intendevano perseguire, hanno deciso di prendere una strada diversa, rifiutandosi il 6 settembre di sfilare al fianco del PD. A mio modo di vedere, le opzioni che questo rifiuto lasciava aperte erano sostanzialmente due: <\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">-prendere la testa del corteo (o quanto meno tentare di farlo) per indirizzarlo verso via Watteau e forzare il blocco della polizia, con l\u2019obiettivo di rioccupare l\u2019immobile portandosi dietro le migliaia di persone in manifestazione<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">-chiamare un corteo alternativo, che dimostrasse di essere <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>\u201ccontro la citt\u00e0 dei padroni\u201d <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">non solo nelle parole ma anche nei fatti, mettendola a ferro e fuoco, e marcando cos\u00ec in modo netto la propria lontananza nei confronti della manifestazione autorizzata<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Entrambe le strade erano tranquillamente percorribili, e anche nel peggiore degli esiti gli elementi positivi da raccogliere dalla giornata non sarebbero mancati: se non altro, si sarebbe data una risposta \u201cdi movimento\u201d allo sgombero di un centro sociale, senza consegnare la questione alle schermaglie tra la giunta Sala e il governo Meloni. Schermaglie quanto mai leziose ed effimere, dato \u00e8 apparso subito evidente che lo scalpo del Leoncavallo fosse il prezzo preteso da Meloni in cambio dell\u2019appoggio dato a Sala nel contesto dei guai giudiziari del sindaco relativi al caso \u201cSalva-Milano\u201d. Ecco, se c\u2019era un modo per tirarsi fuori da tutto questo e tentare di far saltare il banco era proprio quello di rivendicare da parte del movimento il proprio protagonismo all\u2019interno della questione, di dimostrare ancora una volta che quella del Leoncavallo \u00e8 storia nostra, non loro. Il farlo avrebbe certamente significato assumersi tutti i rischi che \u00e8 possibile aspettarsi quando si va allo scontro diretto con le istituzioni, ma di sicuro si sarebbe dato un esito ben diverso dal misero fallimento dettato dalla macchinosa e cervellotica scelta di partecipare alla piazza del 6 settembre, ma non insieme al corteo del Leoncavallo che partiva da Porta Venezia, concentrandosi in Stazione Centrale e dando vita a uno spezzone \u201cdi movimento\u201d, \u201cantagonista\u201d, spavaldo nei proponimenti ma nella realt\u00e0 dei fatti blando tanto quanto quello istituzionale.<\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">A distanza di mesi, stiamo assistendo a un aumento vertiginoso della stretta repressiva del governo, e a un attacco sempre pi\u00f9 aperto ai centri sociali e alle forme di dissenso; eppure sembra che la lezione del Leoncavallo non sia servita a nulla, perch\u00e9 le dinamiche che hanno portato allo sgombero si riproducono senza sosta; e quella del 6 settembre non \u00e8 stata l\u2019ultima occasione sprecata dal movimento, ma gliene sono succedute altre, e altre ancora sembrano destinate a venire. Forse in fondo a qualcuno sta bene cos\u00ec, ma se scrivo questo articolo \u00e8 perch\u00e9 sono nonostante tutto convinto che buona parte del \u201cmovimento\u201d non aspetti altro che la gabbia di impotenza in cui siamo rinchiusi venga spezzata, ma \u00e8 rassegnata all\u2019idea che questo non accadr\u00e0 mai; perch\u00e9 la via di uscita da questa gabbia sembra lunga e impervia, e nessuno sembra conoscerla. Eppure per imboccarla basterebbe partire da cose semplici: avere ben chiaro chi sono i propri nemici, e chi gli alleati; tornare a dotarsi di pratiche conflittuali, ma conflittualit\u00e0 reale, non spettacolarizzata; fare una scelta di campo netta, e rendere i propri cortei e i propri spazi luoghi in cui gente come Fratoianni e Claudio Bisio non metterebbero mai piede, e se lo fanno mandarli via a calci; avere il coraggio di rischiare quando serve, e smettere di cercare l\u2019unit\u00e0 a tutti i costi per paura del conflitto interno. Sono questi passi piccoli ma fondamentali, e da soli non rappresentano certo la soluzione, ma darebbero vita a un terreno fertile da cui essa pu\u00f2 germogliare.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019uomo ragionevole si adatta al mondo; l\u2019irragionevole persiste nel voler adattare il mondo a s\u00e9. Perci\u00f2 ogni progresso dipende dall\u2019uomo irragionevole.\u201d (G. B. Shaw) Parlare del Leoncavallo \u00e8 fondamentale per capire lo stato di salute del cosiddetto \u201cmovimento\u201d, o di ci\u00f2 che ne resta. 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