{"id":226,"date":"2026-10-22T08:53:56","date_gmt":"2026-10-22T08:53:56","guid":{"rendered":"https:\/\/pneumarivista.it\/?p=226"},"modified":"2026-10-22T08:53:56","modified_gmt":"2026-10-22T08:53:56","slug":"associazionismo-malattia-senile-del-riformismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pneumarivista.it\/?p=226","title":{"rendered":"Associazionismo: malattia senile del riformismo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pandemia ha rappresentato per Milano qualcosa di pi\u00f9 di una parentesi sanitaria. Ha accelerato processi gi\u00e0 in corso: impoverimento, solitudine, espulsione degli abitanti dai quartieri centrali, precarizzazione del lavoro culturale, scomparsa degli spazi accessibili e trasformazione della citt\u00e0 in un ambiente sempre pi\u00f9 ostile a qualsiasi attivit\u00e0 che non produca profitto. Durante i mesi pi\u00f9 duri del Covid, mentre le istituzioni mostravano tutta la propria insufficienza, in molti quartieri sono nate reti di solidariet\u00e0, brigate volontarie, casse di mutuo soccorso, distribuzioni alimentari, sportelli contro gli sfratti e forme spontanee di sostegno reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per qualche mese \u00e8 sembrato che la paralisi della metropoli avesse aperto una possibilit\u00e0. La sospensione della normalit\u00e0 mostrava che una parte considerevole della vita sociale poteva essere organizzata senza mercato e, almeno inizialmente, senza istituzioni. Chi portava la spesa agli anziani, raccoglieva denaro per chi aveva perso il lavoro o distribuiva pacchi alimentari non stava semplicemente offrendo un servizio: rispondeva direttamente a un bisogno, costruiva relazioni e dimostrava nella pratica l\u2019impotenza delle strutture esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riapertura ha per\u00f2 ricondotto gran parte di questa energia entro forme riconoscibili e amministrabili. Le reti informali sono diventate associazioni; il mutuo soccorso si \u00e8 trasformato in volontariato; gli spazi politici in centri culturali; i militanti in operatori; gli abitanti in utenti. Quello che durante l\u2019emergenza era apparso come un principio di autorganizzazione \u00e8 stato progressivamente reinserito nell\u2019economia del Terzo settore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta di un complotto e neppure, necessariamente, di un tradimento consapevole. L\u2019associazione si presenta anzitutto come una soluzione pratica. Permette di aprire un conto corrente, sottoscrivere un contratto, ottenere una concessione, partecipare a un bando, ricevere finanziamenti, pagare un affitto, stipulare un\u2019assicurazione. In una citt\u00e0 nella quale il costo degli immobili rende quasi impossibile mantenere uno spazio indipendente, costituirsi in associazione appare spesso come l\u2019unico modo per sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema comincia quando ci\u00f2 che dovrebbe essere uno strumento diventa la forma stessa della politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre perci\u00f2 distinguere l\u2019associazione dall\u2019associazionismo. La prima \u00e8 una forma giuridica che pu\u00f2 essere adottata, anche per necessit\u00e0, da esperienze politiche molto diverse. Il secondo \u00e8 una concezione della trasformazione sociale: l\u2019idea che la moltiplicazione di associazioni, reti mutualistiche, cooperative e spazi autogestiti possa modificare gradualmente la societ\u00e0 senza spezzare i rapporti capitalistici che la organizzano. Non \u00e8 dunque la presenza di uno statuto o di un consiglio direttivo a rendere riformista un\u2019esperienza. Il riformismo comincia quando la necessit\u00e0 tattica viene elevata a modello politico, quando la sopravvivenza dell\u2019ente sostituisce gli obiettivi del movimento e quando l\u2019amministrazione dei bisogni immediati viene presentata come un processo gi\u00e0 in atto di superamento del capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La distinzione tra associazione e associazionismo, tuttavia, non deve essere trasformata in una separazione astratta. Le due dimensioni si richiamano continuamente e il confine che le divide non \u00e8 mai stabilito una volta per tutte. La forma associativa pu\u00f2 essere adottata per ragioni esclusivamente tattiche, ma non per questo rimane un involucro neutro, incapace di modificare ci\u00f2 che contiene. Essa impone ruoli, procedure, responsabilit\u00e0 legali, scadenze, bilanci e interlocutori; seleziona alcune attivit\u00e0 e ne rende pi\u00f9 difficili altre; attribuisce un peso crescente a chi possiede le competenze necessarie alla gestione. Lo strumento costruito per servire il movimento pu\u00f2 cos\u00ec cominciare a trasformare il movimento secondo le proprie esigenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio si costituisce un\u2019associazione per ottenere uno spazio; successivamente occorre organizzare attivit\u00e0 per conservarlo. Si partecipa a un bando per finanziare un progetto gi\u00e0 deciso collettivamente; in seguito si progettano le attivit\u00e0 in funzione dei bandi disponibili. Si elegge un direttivo per adempiere a un obbligo formale; col tempo il direttivo concentra informazioni, rapporti e capacit\u00e0 decisionali. Si introduce la tessera per rispettare una norma; progressivamente la comunit\u00e0 politica viene sostituita dal corpo amministrativo dei soci. Nessuno di questi passaggi costituisce isolatamente un tradimento. \u00c8 il loro accumularsi a produrre una trasformazione qualitativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019associazionismo non nasce quindi necessariamente da una scelta ideologica preliminare. Pu\u00f2 emergere come risultato materiale della gestione quotidiana. Le necessit\u00e0 dell\u2019associazione diventano criteri politici; la sua sopravvivenza si presenta come condizione irrinunciabile; ci\u00f2 che mette in pericolo la sede, il finanziamento o il riconoscimento istituzionale viene progressivamente escluso dall\u2019orizzonte delle possibilit\u00e0. La tattica si converte allora in strategia senza che questa conversione sia mai stata discussa o deliberata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo senso che l\u2019associazionismo pu\u00f2 essere definito la malattia infantile del riformismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dall\u2019autogestione all\u2019erogazione di servizi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Milano successiva alla pandemia ha moltiplicato bandi, concessioni e programmi rivolti a soggetti \u201csenza scopo di lucro\u201d, incaricati di realizzare attivit\u00e0 sociali, culturali, educative e ricreative. Il bando comunale <em>Prospettive di quartiere<\/em> del 2023, per esempio, destinava immobili pubblici proprio a questa categoria di soggetti. Nello stesso anno il Comune ha assegnato uno spazio all\u2019Associazione Mutuo Soccorso APS, realt\u00e0 legata all\u2019esperienza del Cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non interessa qui giudicare il singolo caso, ma osservare il dispositivo: per essere riconosciuta come interlocutrice, una realt\u00e0 politica deve assumere una personalit\u00e0 giuridica, presentare un progetto, dimostrare la propria affidabilit\u00e0 e promettere una serie di ricadute sociali misurabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto tra amministrazione e spazi non \u00e8 pi\u00f9 fondato soltanto sulla repressione. \u00c8 fondato anche sull\u2019inclusione selettiva. L\u2019istituzione non si limita a sgomberare ci\u00f2 che non controlla; offre ad alcune realt\u00e0 la possibilit\u00e0 di restare, purch\u00e9 diventino leggibili secondo il linguaggio amministrativo. Il conflitto viene tradotto in progettazione, il bisogno in \u201cutenza\u201d, la partecipazione in una successione di attivit\u00e0, la trasformazione sociale in \u201cimpatto sul territorio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo modello si \u00e8 esteso ben oltre gli spazi provenienti dalle occupazioni. Circoli, associazioni di promozione sociale, cooperative e imprese sociali gestiscono ormai una parte rilevante della socialit\u00e0 accessibile in citt\u00e0: corsi, doposcuola, palestre, concerti, presentazioni, mercati, cucine popolari, sportelli psicologici e attivit\u00e0 mutualistiche. Svolgono spesso un lavoro utile, talvolta indispensabile. Ma proprio questa utilit\u00e0 rischia di nascondere la funzione politica complessiva che sono chiamati ad assumere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mano a mano che lo Stato sociale arretra, il Terzo settore ne occupa i vuoti. Non abolisce le cause della povert\u00e0, dell\u2019isolamento o dell\u2019emergenza abitativa: ne amministra gli effetti. Dove mancano servizi pubblici compaiono volontari, progetti temporanei e lavoratori sottopagati. Dove il mercato espelle, l\u2019associazione include una piccola quota degli esclusi. Dove il quartiere viene trasformato dalla rendita, lo spazio culturale produce una socialit\u00e0 che pu\u00f2 perfino accrescere l\u2019attrattivit\u00e0 della zona. L\u2019associazionismo, inteso non come semplice ricorso alla forma associativa ma come ideologia della trasformazione molecolare e graduale, diventa cos\u00ec la malattia infantile del riformismo: la convinzione che sia possibile cambiare la societ\u00e0 accumulando piccole isole di socialit\u00e0 alternativa, senza affrontare i rapporti che determinano la forma della citt\u00e0 nel suo complesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Prendere lo spazio o trasformare la citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Prendere la fabbrica o prendere il potere?<\/em>, pubblicato nel 1920, Amadeo Bordiga criticava l\u2019illusione che l\u2019occupazione e l\u2019autogestione delle singole fabbriche potessero costituire, di per s\u00e9, una via graduale verso il comunismo. La fabbrica occupata continuava a dipendere dal mercato, dal credito, dalle materie prime e soprattutto dal potere politico della borghesia. Senza una trasformazione generale dei rapporti sociali, la conquista locale dell\u2019apparato produttivo era destinata a rimanere un episodio isolato o a essere riassorbita nel sistema esistente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa critica pu\u00f2 essere applicata oggi agli spazi metropolitani. Come non era possibile costruire il comunismo fabbrica per fabbrica, non \u00e8 possibile costruire un\u2019altra citt\u00e0 associazione per associazione, sommando circoli, cooperative, orti urbani, doposcuola, palestre popolari e centri culturali. Ciascuna di queste esperienze continua a dipendere dalla propriet\u00e0 immobiliare, dal denaro, dalle concessioni, dai finanziamenti, dal mercato degli eventi e dai rapporti con l\u2019amministrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bordiga riconosceva nell\u2019occupazione della fabbrica un segnale importante della volont\u00e0 operaia di non lavorare pi\u00f9 secondo gli ordini del padrone. Ci\u00f2 che respingeva era il passaggio da questa manifestazione di antagonismo all\u2019illusione che fosse sufficiente prendere possesso di singole unit\u00e0 produttive. Allo stesso modo, l\u2019apertura di uno spazio sociale pu\u00f2 esprimere il rifiuto concreto della citt\u00e0 mercificata, senza che questo significhi che al suo interno siano gi\u00e0 nati rapporti liberati dal capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio \u00e8 confondere una posizione di lotta con un\u2019anticipazione autosufficiente della societ\u00e0 futura. Lo spazio sottratto temporaneamente alla rendita viene immaginato come un frammento di comunismo gi\u00e0 realizzato. Ma se deve pagare un affitto, partecipare a bandi, vendere bevande, attirare pubblico e dimostrare la propria utilit\u00e0 sociale, esso rimane materialmente inserito nei rapporti che intende contestare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non \u00e8 che l\u2019esperienza sia \u201cimpura\u201d. Il problema \u00e8 perdere la consapevolezza di questa contraddizione, trasformando una necessit\u00e0 tattica in una virt\u00f9 politica. L\u2019associazione finisce allora per presentare come nuova forma di vita ci\u00f2 che \u00e8, molto pi\u00f9 modestamente, una modalit\u00e0 collettiva di sopravvivenza dentro la societ\u00e0 esistente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autorganizzazione locale dimostra che alcuni bisogni possono essere affrontati senza la mediazione immediata del mercato e dello Stato, ma non costituisce ancora un superamento dei rapporti capitalistici. \u00c8 il punto di partenza di una possibile ricomposizione, non il suo compimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La rivoluzione non \u00e8 una forma organizzativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Partito e classe<\/em> del 1921, Bordiga polemizza contro la ricerca di un meccanismo organizzativo capace di produrre automaticamente una politica rivoluzionaria. Sindacalisti, consiliaristi e sostenitori di nuove organizzazioni economiche credevano di poter superare il riformismo sostituendo le vecchie strutture con forme pi\u00f9 immediate, orizzontali o aderenti alla produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Bordiga, questa ricerca partiva da un presupposto sbagliato: che la soluzione dell\u2019antitesi tra le conquiste quotidiane e il programma rivoluzionario potesse essere affidata a una determinata forma organizzativa. La sua conclusione \u00e8 netta: \u00abLa rivoluzione non \u00e8 una questione di forma di organizzazione\u00bb. Essa richiede invece l\u2019unificazione di forze attive intorno a una dottrina, a un metodo e a uno scopo generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 della soluzione bordighiana \u2014 la centralit\u00e0 del partito comunista \u2014 la critica conserva la propria forza. Nessuna forma garantisce da sola il contenuto politico di un\u2019esperienza. Un\u2019associazione pu\u00f2 essere formalmente democratica e materialmente oligarchica; non avere scopo di lucro e riprodurre lo sfruttamento del lavoro; praticare il mutualismo e contribuire alla pacificazione sociale; dichiararsi autonoma e dipendere interamente dai finanziamenti pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forma associativa non \u00e8 dunque n\u00e9 rivoluzionaria n\u00e9 riformista in s\u00e9. Non \u00e8 per\u00f2 nemmeno indifferente al contenuto che ospita. Ogni struttura tende a produrre esigenze proprie, a selezionare determinati comportamenti e a consolidare specifici rapporti di potere. L\u2019associazione diventa riformista quando queste esigenze acquistano la precedenza sugli obiettivi per cui era stata costituita e quando l\u2019organizzazione assume come proprio orizzonte la gestione permanente degli effetti del capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 non avviene perch\u00e9 distribuire alimenti, organizzare un doposcuola o offrire consulenze siano attivit\u00e0 riformiste in s\u00e9. Avviene quando queste attivit\u00e0 cessano di essere momenti di una lotta pi\u00f9 ampia e diventano fini autosufficienti; quando chi vi partecipa viene fissato nel ruolo di volontario, operatore o beneficiario; quando la continuit\u00e0 del servizio prende il posto della ricomposizione politica tra persone sottoposte alle medesime condizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019illusione consiste nel pensare che la moltiplicazione quantitativa di esperienze associative produca prima o poi un salto qualitativo: pi\u00f9 spazi, pi\u00f9 progetti, pi\u00f9 reti, pi\u00f9 \u201cbuone pratiche\u201d dovrebbero costruire gradualmente un\u2019altra societ\u00e0. Ma la somma delle attivit\u00e0 non modifica necessariamente la loro direzione. Cento associazioni impegnate ad amministrare la precariet\u00e0 non costituiscono ancora un movimento contro la precariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La cittadinanza dei soci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019associazione promette apertura, ma si fonda sull\u2019appartenenza. Per entrare occorre tesserarsi; per decidere occorre essere soci; per organizzare un\u2019attivit\u00e0 occorre rispettare uno statuto; per lavorare occorre spesso fingersi volontari. La tessera, apparentemente innocua, introduce una distinzione precisa tra chi appartiene allo spazio e chi ne resta fuori. La comunit\u00e0 politica tende cos\u00ec a trasformarsi in una comunit\u00e0 amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 il costo della tessera il punto. Il problema \u00e8 il tipo di soggettivit\u00e0 che essa produce. L\u2019associato non \u00e8 necessariamente chi partecipa a una lotta, ma chi aderisce a un ente. Non interviene sulla base di una condizione condivisa, ma usufruisce delle attivit\u00e0 previste dallo statuto. La sua capacit\u00e0 di azione si esercita dentro confini gi\u00e0 definiti: assemblea annuale, consiglio direttivo, bilancio, quote, responsabilit\u00e0 legali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Il principio democratico<\/em> del 1922, Bordiga osservava che le procedure democratiche non possiedono un valore universale e non possono essere separate dai rapporti sociali entro cui operano. L\u2019uguaglianza formale degli individui chiamati a votare non cancella le disuguaglianze materiali che determinano la loro effettiva capacit\u00e0 di incidere sulle decisioni. Il ragionamento pu\u00f2 essere esteso alle associazioni contemporanee. Uno statuto democratico non impedisce che il potere reale si concentri nelle mani di chi possiede le competenze amministrative, mantiene i rapporti con le istituzioni, conosce i meccanismi dei finanziamenti o dispone del tempo necessario per occuparsi quotidianamente della gestione. Il voto dei soci pu\u00f2 ratificare una struttura oligarchica anzich\u00e9 metterla in discussione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La democrazia formale non \u00e8 falsa perch\u00e9 le assemblee siano necessariamente truccate, ma perch\u00e9 interviene quando gran parte delle decisioni \u00e8 gi\u00e0 stata determinata dalle necessit\u00e0 economiche: bisogna rispettare il bando, mantenere la concessione, raggiungere gli obiettivi, pagare le utenze, garantire le entrate. L\u2019assemblea pu\u00f2 scegliere come adattarsi a questi vincoli; molto pi\u00f9 raramente pu\u00f2 sottrarsene. La risposta non consiste quindi nell\u2019opporre semplicemente l\u2019assemblea al consiglio direttivo. Anche l\u2019assemblea pu\u00f2 diventare un meccanismo di ratifica e riprodurre le gerarchie create dalla divisione del lavoro gestionale. Pu\u00f2 limitare la burocratizzazione, ma non garantisce di per s\u00e9 l\u2019autonomia politica. Il problema rimane la capacit\u00e0 collettiva di discutere e mettere in questione i vincoli materiali che orientano le decisioni, anzich\u00e9 limitarsi a distribuirne democraticamente l\u2019amministrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il linguaggio cambia. La mensa diventa \u201cprogetto di contrasto alla povert\u00e0 alimentare\u201d; il doposcuola \u201cazione educativa territoriale\u201d; l\u2019assemblea \u201cpercorso partecipativo\u201d; la festa \u201cattivit\u00e0 di autofinanziamento\u201d. Non si tratta soltanto di parole. Ogni traduzione corrisponde a un diverso interlocutore. Il destinatario non \u00e8 pi\u00f9 principalmente il quartiere o la classe sociale a cui ci si rivolge, ma il funzionario che valuter\u00e0 la domanda, la fondazione che erogher\u00e0 il finanziamento, l\u2019ente che dovr\u00e0 rinnovare la concessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivit\u00e0 viene progettata in funzione della propria rendicontabilit\u00e0. Occorrono obiettivi, indicatori, destinatari, presenze registrate e risultati certificabili. Ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere misurato \u2014 la costruzione di fiducia, la disponibilit\u00e0 al conflitto, la capacit\u00e0 di interrompere la normalit\u00e0 \u2014 perde valore. Sopravvive ci\u00f2 che pu\u00f2 essere trasformato in una riga di bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La trappola della sopravvivenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza di questo meccanismo consiste nel fatto che non viene imposto soltanto dall\u2019esterno. \u00c8 riprodotto quotidianamente dalla necessit\u00e0 di mantenere aperti gli spazi. Bisogna pagare l\u2019affitto, le utenze, i lavori di ristrutturazione, i permessi, la sicurezza, la SIAE. Bisogna organizzare eventi capaci di attirare pubblico e produrre entrate. Il tempo politico viene consumato dalla gestione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo spazio nato per sottrarre una porzione di citt\u00e0 alla valorizzazione capitalistica rischia cos\u00ec di trasformarsi in una piccola <em>impresa della socialit\u00e0<\/em>. Pu\u00f2 non avere scopo di lucro ed essere nondimeno subordinato alle necessit\u00e0 di qualsiasi attivit\u00e0 commerciale: riempire il calendario, aumentare le presenze, vendere cibo e bevande, comunicare sui social, costruire un marchio riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche quando il lavoro \u00e8 volontario, il modello non cambia. Anzi, l\u2019assenza di salario pu\u00f2 diventare una risorsa economica fondamentale. Il volontariato consente di offrire a prezzi contenuti ci\u00f2 che, se tutti fossero regolarmente pagati, costerebbe molto di pi\u00f9. In nome della causa comune viene cos\u00ec normalizzato un lavoro gratuito che altrove verrebbe denunciato come sfruttamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La precariet\u00e0 non scompare: viene moralizzata. Non si lavora gratis per il profitto di un padrone, ma per \u201cfar vivere lo spazio\u201d. E poich\u00e9 lo spazio deve continuare a esistere, ogni critica alla sua gestione pu\u00f2 essere percepita come una minaccia alla sopravvivenza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quel punto il mezzo ha sostituito il fine. Non si mantiene pi\u00f9 uno spazio per rendere possibile una politica; si fa politica per mantenere lo spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Spazio contro cemento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Spazio contro cemento<\/em>, pubblicato nel 1953 su \u00abIl programma comunista\u00bb, Bordiga mostra che la citt\u00e0 capitalistica non \u00e8 un contenitore neutro nel quale possono essere introdotti usi differenti senza mettere in discussione la struttura complessiva. La concentrazione urbana, la rendita fondiaria, l\u2019edificazione intensiva e la subordinazione dello spazio alle necessit\u00e0 della produzione formano un unico sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La contraddizione non \u00e8 semplicemente tra edifici brutti ed edifici belli, tra amministratori corrotti e amministratori onesti, tra quartieri senza servizi e quartieri ben progettati. \u00c8 tra lo spazio necessario alla vita della specie e il cemento attraverso cui il capitale immobilizza valore, produce rendita e concentra esseri umani e funzioni economiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche lo spazio associativo pi\u00f9 radicale opera dentro questa struttura. Pu\u00f2 sottrarre temporaneamente un edificio all\u2019abbandono, offrire socialit\u00e0 non completamente mercificata e difendere attivit\u00e0 espulse dal mercato ordinario. Non pu\u00f2 per\u00f2 ignorare che la propria esistenza dipende dalla forma capitalistica della citt\u00e0. La contraddizione emerge con particolare chiarezza nei processi di gentrificazione. La presenza di spazi culturali, laboratori, circoli e iniziative sociali pu\u00f2 rendere attrattiva una zona precedentemente considerata marginale. La socialit\u00e0 prodotta gratuitamente o a basso costo diventa una qualit\u00e0 del quartiere incorporata nei valori immobiliari. Ci\u00f2 che nasceva per contrastare l\u2019espulsione pu\u00f2 contribuire involontariamente a prepararla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitale non ha bisogno di distruggere immediatamente ogni esperienza alternativa. Pu\u00f2 utilizzarla come avanguardia inconsapevole della valorizzazione urbana. Prima arrivano gli spazi culturali e le attivit\u00e0 associative; poi aumentano l\u2019attenzione, i consumi, gli affitti e il valore degli immobili; infine vengono espulsi tanto gli abitanti poveri quanto gli stessi spazi che avevano contribuito a rendere desiderabile la zona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La critica di Bordiga impedisce quindi di pensare la liberazione dello spazio come una somma di usi alternativi del patrimonio esistente. Non basta cambiare il contenuto di alcuni edifici se rimangono intatti la propriet\u00e0, la rendita e il modo in cui il capitale organizza l\u2019intera metropoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dalla solidariet\u00e0 alla sussidiariet\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il Covid molte reti milanesi hanno scoperto la potenza del mutuo soccorso. Ma solidariet\u00e0 e sussidiariet\u00e0 non sono la stessa cosa. La solidariet\u00e0 parte dall\u2019uguaglianza tra chi partecipa a una condizione comune; la sussidiariet\u00e0 assegna invece alla societ\u00e0 civile il compito di integrare ci\u00f2 che l\u2019amministrazione non riesce o non vuole pi\u00f9 garantire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo caso, la distribuzione alimentare pu\u00f2 diventare il punto di partenza per organizzarsi contro salari insufficienti, licenziamenti e affitti insostenibili. Nel secondo diventa un servizio destinato ai \u201cfragili\u201d. Nel primo caso, chi riceve e chi distribuisce possono riconoscersi nella stessa precariet\u00e0; nel secondo si separano il volontario e il beneficiario, l\u2019operatore e l\u2019utente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forma associativa tende a consolidare questa separazione. Deve dimostrare di possedere competenze, continuit\u00e0 organizzativa e capacit\u00e0 di gestione. Per farlo si professionalizza. Emergono coordinatori, progettisti, responsabili della comunicazione, presidenti e consigli direttivi. La base sociale, quando esiste, viene convocata per legittimare decisioni prese altrove o per fornire gratuitamente il lavoro necessario alla loro realizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La politica cede il posto alla governance. Non si decide pi\u00f9 insieme che cosa fare contro una determinata condizione; si amministra un progetto gi\u00e0 finanziato, con obiettivi e scadenze stabiliti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non rende inutili le attivit\u00e0 svolte. Una mensa pu\u00f2 continuare a rispondere a un bisogno reale, cos\u00ec come un doposcuola o uno sportello possono migliorare concretamente la vita delle persone. La questione \u00e8 se il servizio diventi un luogo di incontro e organizzazione tra persone sottoposte agli stessi rapporti oppure le separi stabilmente tra erogatori e destinatari. La critica non riguarda l\u2019utilit\u00e0 immediata dell\u2019intervento, ma la direzione politica che esso contribuisce a costruire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La pace sociale degli spazi alternativi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La funzione riformista dell\u2019associazionismo non consiste nel rendere gli spazi meno radicali sul piano estetico. Uno spazio pu\u00f2 conservare simboli antagonisti, ospitare dibattiti rivoluzionari e organizzare concerti militanti, pur essendo ormai perfettamente integrato nella gestione della citt\u00e0. La radicalit\u00e0 del linguaggio pu\u00f2 convivere con la moderazione delle pratiche. Milano ha imparato a utilizzare gli spazi \u201calternativi\u201d come dispositivi di compensazione. Essi raccolgono popolazioni che il mercato ordinario non riesce a includere, offrono socialit\u00e0 a prezzi relativamente bassi, assorbono lavoro culturale precario e producono forme di appartenenza locale. In cambio ricevono una tolleranza condizionata, qualche finanziamento o la possibilit\u00e0 di concorrere per una sede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il conflitto viene cos\u00ec <em>territorializzato<\/em> e <em>isolato<\/em>. Ogni spazio si occupa del proprio quartiere, della propria programmazione e della propria sopravvivenza. Le energie vengono frammentate in decine di progetti, ciascuno con il proprio statuto, bilancio e marchio. La rete cittadina si riduce spesso a una collaborazione tra enti: partenariati, festival condivisi, richieste di finanziamento congiunte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio contro questa frammentazione per categorie e localit\u00e0 che Bordiga insiste in <em>Partito e classe<\/em>. L\u2019organizzazione economica immediata tende a rinchiudere gli individui nel mestiere, nella fabbrica o nell\u2019interesse particolare; la politica rivoluzionaria dovrebbe invece unificare le diverse condizioni entro un movimento generale. Trasposto alla metropoli contemporanea, ci\u00f2 significa superare la divisione per cui ogni associazione amministra il proprio settore \u2014 cultura, migrazioni, povert\u00e0, casa, educazione, salute \u2014 senza ricomporre le cause comuni di quei problemi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non nasce cos\u00ec una forza capace di opporsi alla trasformazione capitalistica di Milano, ma un ecosistema di soggetti che competono per risorse sempre pi\u00f9 scarse. \u00c8 questa la vittoria pi\u00f9 profonda del modello associativo<em>: aver sostituito l\u2019organizzazione politica con la cooperazione tra organizzazioni<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Usare l\u2019associazione senza cadere nell\u2019associazionismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La critica dell\u2019associazionismo non implica il rifiuto astratto di ogni associazione. Il problema non si risolve opponendo alla forma giuridica una purezza informale. Anche l\u2019assenza di strutture pu\u00f2 produrre gerarchie nascoste, irresponsabilit\u00e0 e chiusura; n\u00e9 si pu\u00f2 ignorare che, nelle condizioni attuali, una veste associativa sia talvolta necessaria per difendere uno spazio, stipulare un contratto o garantire continuit\u00e0 alle attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione non \u00e8 dunque se costituire o meno un\u2019associazione, ma se l\u2019associazione rimanga uno strumento subordinato al processo politico oppure diventi un fine che subordina a s\u00e9 il movimento. Nel primo caso, la struttura legale serve a proteggere e sostenere una forza collettiva che la oltrepassa. Nel secondo, la conservazione dell\u2019ente, della sede, dei finanziamenti e dei rapporti istituzionali finisce per determinare ci\u00f2 che il movimento pu\u00f2 pensare e fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pandemia ha rappresentato per Milano qualcosa di pi\u00f9 di una parentesi sanitaria. Ha accelerato processi gi\u00e0 in corso: impoverimento, solitudine, espulsione degli abitanti dai quartieri centrali, precarizzazione del lavoro culturale, scomparsa degli spazi accessibili e trasformazione della citt\u00e0 in un ambiente sempre pi\u00f9 ostile a qualsiasi attivit\u00e0 che non produca profitto. Durante i mesi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-226","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/226","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=226"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/226\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=226"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=226"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pneumarivista.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=226"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}